marina 的个人资料VINO ROSSO E CANDELE照片日志列表更多 ![]() | 帮助 |
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7月29日 PER FORTUNA, PURTROPPO
…che molto spesso ciò che scrivo viene frainteso, e risulta sempre più triste di com’è in realtà. …che certe persone confondono la malinconia e la tristezza. …che se non so spiegarmi chiaramente quando scrivo, figurarsi quando parlo e figurarsi quando le cose che dico hanno per me un valore emotivo. …che non voglio consigli [che a sbagliare sono bravissima da me] perciò, non datemene. Grazie. …che le persone puoi perderle anche quando sei sincero. Anzi, spesso proprio perché sei sincero. …che sto perdendo una persona, a cui tengo. …che il silenzio mi ferisce, quando somiglia all’abbandono. …che “incontrare” un libro che mi stordisce, risucchiandomi dentro le sue pagine, è un’emozione impagabile. Una delle più belle per me. …che la notte fatico a dormire senza di te. …che non sfoglio una pagina di Neruda, per timore che quei precisi sogni volino via. …che se volerti è un desiderio egoista, allora sono egoista. …che dopo l’Amore, ho voglia di pizza capricciosa e profumo di mare [ma non sempre]. …che nessuno pensa che io sappia cucinare. …che le certezze sono una bella cosa [almeno alcune]. …che mi piace il gelato alla fragola. …che certe sere mi sale una luna pazzesca. Credo possa chiamarsi insicurezza [o perfino gelosia] …che mi mancano le canzoni nella mia posta della mattina. …che vorrei essere accettata per quella che sono, rabbia, passioni e paure incluse. …che più di tutto, vorrei crederti. Ciecamente. E senza tentennare, quando non ci sei. ...
Per fortuna, purtroppo
la vita mia ha un nuovo Amore
che porta con sé
incognite e attese.
E felicità, nel tardo del pomeriggio.
E tutto quello che c’è
nelle parole che ho scritto oggi
va letto in controluce.
E’ per questo che Ti amo,
perché sai leggermi in controluce.
Sai leggere anche ciò che non è detto nè scritto.
<<...dai tempo al tempo e corri con me ci pensi Dio [F. Malatesta –Domani]
7月28日 UNA "M" DI DIFFERENZA
Ho guardato fra le mie mani vuote, i palmi rivolti all’insù.
Ci ho visto te.
Ti ho visto non andar via, nel caldo del pomeriggio estivo.
Ho visto la mia paura, che non accada.
O di non esser qui, il giorno in cui accadrà.
C’è un futuro possibile, che finisce per non accadere.
Perchè esiste un tempo di clessidra anche per i desideri.
Un giorno ti svegli e non c'è più sabbia che scorre.
Una mattina apri gli occhi e scopri che hai messo, di desiderare.
Dove prima c'era il tuo sogno, ora c'è un vuoto.
Ho guardato le mie mani, appoggiate a conchiglia, l’una sull’altra.
Ho guardato quel vuoto. Un vuoto ipotetico.
E ci ho visto il tuo sorriso di domani.
Per un istante, vedo ciò che sarem[m]o insieme.
“…E siamo innamorati, siamo ancora incredibilmente innamorati non mi permetti di toccarti se non lo dico” [The family man] 7月24日 MANCANZE
Ho talmente tante mancanze, in testa; tanti buchi dentro il cuore… spazi vuoti che resteranno lì a prendere polvere, perché niente può colmarli. Resteranno lì, abbandonati, come baci non dati, alla mercé del vento gelido del dolore. Combatto le mancanze con la musica… Oggi, che sono felice – la maggior parte del tempo -, posso permettermi una canzone struggente e malinconica per far pace con le mie mancanze. Celebro i ricordi con le note, che possano restare ricordi … Trieste [Piccola Bottega Baltazar].
Riaprii gli occhi quella mattina Resta qui, resta qui con me, Sulla città scendeva una pioggia fine, come una benedizione Resta qui, resta qui con me, Era ora di andare, misi il soprabito e scesi giù [Ed è la seconda volta che coloro di marrone un pensiero sulla mancanza. Deve essere proprio la mia bestia nel cuore... la tingo sempre del colore che odio di più…]
7月22日 I SOGNI SI SUSSURRANO A CARATTERI MINUSCOLIHo sognato di portarti in un posto speciale, per me. Ho sognato di fuggire via qualche giorno dal caos che abbiamo attorno e anche da quello che creiamo con le nostre liti. Ho sognato un posto di pace e luce intensa e profumi. L’ho sognato perché credo ti piacerebbe, quel posto di onde e sabbia. Ti piacerebbe tutto quel bianco e l’azzurro del mare. Azzurro come i tuoi occhi. Ho sognato che ti stiracchiavi nella luce del giorno, sul letto profumo di vento marino e me. Ho sognato che sorridevi, senza pensieri. Ho sognato di passeggiare con te fino alla montagna… chissà se resisteresti. E ho sognato di ascoltare le voci del gabbiani, nel nostro silenzio che non é mancanza, ma quiete piena. Ho sognato che ti abbuffavi di cornetti caldi al tramonto, giurando di metterti a dieta da lunedì. Ho sognato i tuoi occhi curiosi mentre memorizzano quel paese arroccato, con i muri coperti di bouganville dal colore abbagliante. E ti ho visto guidare fino al faro rosso, in quel luogo che a me è sembrato sempre la fine del mondo. Ho sognato l’espressione del tuo volto, mentre mangi le bruschette olio e sale, in quell’agriturismo in mezzo alla campagna. Ho sognato di respirare il tuo corpo caldo di sole e di mare. Ho sognato il porto e tutte quelle barche e tu a spiegarmi le differenze, fin nei dettagli; ho sognato di ascoltarti parlare della tua passione, fino a sentirla diventare un po’ mia. Ho sognato il tramonto sul lago, proprio mentre attraversiamo il ponte che unisce le due rive. Ci ho sognato guardare le stelle sul terrazzo, con la faccia in su. Chissà, forse per la prima volta potrei vedere una stella cadente o resistere un’intera notte insonne. E dedicarla a te. Ti ho sognato ascoltare quegli accenti con espressione attenta, un po’ burbera, e farmi ridere, poi, imitandoli.
Ho sognato di portarti in un posto speciale, per me. Un posto dove non ho mai portato nessuno. Un posto mio. Che ho tenuto nascosto per te, quando ancora non sapevo che eri te.
“…Volevo tenere per te Volevo tenere per te Volevo tenere per te [GianMaria Testa] 7月18日 QUELLA POESIA DELLA SERA
Una vecchietta ieri mattina in bus mi ha regalato una rosa bianca, per averle ceduto il posto a sedere. Ne aveva un bel po’, dentro un sacchetto di plastica, rose del suo giardino; ha infilato una mano nel sacchetto e ha pescato la “mia” rosa. Quella che ora mi guarda ammiccante da un vaso improvvisato sopra la mia scrivania del lavoro. Sarebbe bello se ogni giorno potessimo incrociare almeno un essere umano che con un gesto semplice ci ricorda la poesia della vita. E sarebbe bello se noi potessimo essere per qualcuno proprio quell’essere umano… Ci sarebbero più sorrisi in giro, credo. E addirittura meno sofferenza, forse. Se devo pensare alla mia giornata di ieri… posso solo riconoscermi fortunata. Le impronte di poesia che ho ricevuto…
Una rosa bianca da un’anziana sconosciuta; La delicatezza nelle parole di un uomo venuto da lontano; Un sms di un amico che si è ricordato di ringraziarmi per un film; Il Suonatore che mi difende da “me”; Una fotografia della macchinetta del caffè; Roberta che apparecchia, sparecchia, riordina al posto mio; Un’amica che mi ha regalato le note di una canzone;
E io per tutto questo non ho fatto nulla. La poesia è gratuita, altrimenti sarebbe scambio o commercio. E adesso vado fuori e cerco di restituirne un po’. Oggi non ho sorrisi; no, non ne ho. Stringo i pugni colmi di malinconia. Ma forse troverò qualcuno che desidera una carezza di malinconia; mi basterà aprire la mano e quello sarà il mio tocco di poesia. Ciò che posso dare. Magari proprio ciò che un altro essere umano andava cercando in quel momento. Se qualcuno ne ha bisogno… allunghi la mano. O alzi la cornetta del telefono. Insomma, batta un colpo!
[Grazie ad Ines per questa canzone, che mi ha fatto pensare ad un amore speciale ]
I tuoi grandissimi sogni, i miei risvegli lontani [Lorenzo – Come musica] 7月17日 SUL CUSCINOStanotte finalmente c’era. Il tuo odore sul cuscino. Quell’odore che ho cercato tanto, respirandolo nelle mie sere prima di dormire. Ma nulla, non c’era mai. Come se tu non avessi odore, come se tu fossi un fantasma, come se tu portassi via qualunque cosa di te, come se tu non volessi lasciarmi nulla, neppure un impalpabile odore nell’aria, a testimoniare che esisti. Invece ieri sera era lì, semplicemente; mi ci sono tuffata e ho respirato. Ti ho respirato. Finalmente. E sono andata a dormire con quel pensiero in testa. Un pensiero lunatico. Il pensiero che nella vita ho fatto spesso a modo mio, giocando con le mie regole, e anche quando mi erano scomode e rischiose, comunque erano le mie. E spesso le persone che mi sono state accanto, si sono adattate, anche se a modo loro. Anche se io nemmeno me ne sono accorta. Eppure lo sentivo. E alla sensazione di libertà, corrispondeva una sensazione di solitudine. Se scegli per te stessa, seguendo unicamente le tue regole… Non hai obblighi, non hai vincoli, ma hai tutto il peso di ciò che accade su di te. E come pesa, a volte. E poi, ti abitui così tanto a vivere in questo modo, che non le metti mai in discussione le cose in cui credi, le regole interiori, le passioni che ti muovono… E allora come puoi accorgerti degli errori? Come si fa a pentirsi? E poi sei arrivato tu… con le tue “regole di brutto carattere”. E oggi, quando sto per prender una decisione o per fare un gesto… io ti penso. Tu ci sei. Vuol dire questo “essere in due”? Io non so come si chiami, in realtà; non so dare un nome a questa sensazione. Ma so che effetto mi fa… Un bel respiro di sollievo, che parte proprio dallo stomaco. E la chiara sensazione di non esser sola. Di non essere più sola. La bellissima [eppur difficile] sensazione che esista un noi. Grazie.
“Chiudi gli occhi di un libro nuovo è giorno dopo giorno … Ti stringo le mani [N. Fabi – Costruire]
7月14日 LE COSE BELLE SONO LENTE
Stanotte ho aperto una cartella del mio pc, denominata “e-mail Robi”. E’ stato come aprire un mondo che avevo scordato. E’ strano come sia possibile dimenticare le cose che abbiamo davanti agli occhi, ogni giorno. Le cose belle sono lente…l’ho sentito dire ieri in uno dei mie film preferiti. E a rileggere quelle e-mail una ad una mi viene da pensare che sia vero. Mi viene da pensare alla cura, alla pazienza, all’impegno, al desiderio che abbiamo messo dentro quelle parole, giorno dopo giorno, mese dopo mese per due anni, partendo da una passione comune, la nostra passione - il Suonatore. E quasi non me le ricordavo più, tutte quelle discussioni sull’Amore, le scelte, le emozioni, le canzoni, la politica, la vita. Ma leggendo quelle righe, mi sembrava di leggermi. Ogni parola, poteva esser mia e in un certo senso lo è. Non mi ricordavo più di come, dopo aver coltivato un giardino di emozioni condivise, abbiamo iniziato ad incontrarci davvero. Sotto un palco, lungo l’autostrada, dentro casa mia. Robi ha vissuto con me, ben tre traslochi. Sempre più intimi, ma al contempo sempre più certi del nostro legame. Certi fino quasi a trascurarlo. Chi mi conosce, sa che Roberto è il mio migliore amico. Ieri sera mi sono chiesta: e lui lo sa? Perché se non lo sa, o non lo ricorda, allora lungo la strada di questi 5 anni abbiamo perso qualcosa… E rammenta che “vinorosso e candele”, quand’era ancora solo un titolo senza canzone, per noi già era una promessa, un segreto, un angolo di mondo creato per star vicini? Io poi, ne ho fatto un blog… angolo di pensieri e sentimenti che lui legge. Lo so, perché a volte, a tarda notte, ricevo degli sms a conferma, a critica, a puntualizzazione delle mie parole. E mi piace. Le cose belle sono lente… E io l’ho visto crescere piano, questo legame che valica gli Appennini. E non vorrei rinunciarci. Per quei viaggi sempre uguali in autostrada; lo stesso autogrill, le stesse canzoni, le stesse battute, gli stessi B&B introvabili; per quell’angelo che porto addosso e che vorrei tatuato sulla pelle; per l’ironia pungente con cui mi schiaffeggia quando sono in cerca di carezze e per le parole dolci con cui mi travolge quando meno me le aspetto; per la colazione dell’una che io voglio zuccherosa e lui vuole salata; per la timidezza con cui ancora oggi, accetta i miei slanci e i baci che gli stampo sulla spalla; per il sarcasmo tagliante con cui demolisce i miei uomini perfetti (che poi perfetti non sono mai); per la lacrima che sempre gli strappa quella precisa canzone, che io so; per la marmellata di fichi della sua mamma; per[ché] quando nessuno mi capisce, lui mi capisce; per il suo animo conidiano, sin dal nostro primo incontro, quando mi ha regalato un pallone con le farfalle colorate stampate; per i miei cd da tagliarsi le vene, che solo lui sopporta; per i consigli cinematografici; per i concerti stonati sotto il palco; per quelli complici, che hanno lasciato un segno; per quelli a cui siamo arrivati in ritardo [per colpa mia]; per quelli condivisi al telefono; per quelli delle registrazioni sempre più accurate, ma pur sempre con diverse voci che non c’entrano nulla; per quelli che “ci servivano proprio” a sfogare la rabbia, a tirar fuori l’emozione del momento, a suggellare un istante di vita; per quelli criticati in silenzio, per non ferire quel gigante buono che ci ha fatto incontrare; per la sua capacità di buttarsi a capofitto nella vita, senza paura di sporcarsi le mani e l’anima; per quelle volte in cui l’anima me la sono sporcata io e lui mi è stato ugualmente accanto; per quelle notti di marine passate, di passi via da te, di vita che butta tempesta, di lunghe onde, di divani e di sere senza direzioni;
Non è un commiato, né un epitaffio. Anzi, è il mio modo per tenere a noi. Perché a volte la vita cambia così velocemente, che sembra di non poter tenerle testa. Allora io prendo una bella rincorsa [tipo salita di Pantani], per starti ancora vicino.
“…E quando passeggi con un amico o qualche amore di passaggio ...ti ricordi quelle sere che passeggi e ad un certo punto senti un brivido lungo la schiena? O sorridi senza un motivo? E quel sorriso poi ri-sparisce. Mi piace pensare che ci siamo sfiorati in quel momento poi ognuno è andato per la propria strada…” [M. Conidi - Protetto da un angelo maleducato; Bagnone (MS), 2 dicembre 2006]
Per me, quell’amico con cui passeggiare sei sempre tu. L’amico a cui raccontare il preciso brivido di un istante.
Io blu, tu nero
Io sinistra, tu destra
Tu fondente, io al latte
Io cappuccino, tu thè caldo
Tu Nuvole&Regole, io MiracoliNonSeNeFanno
Io cane, tu gatto
Io pioggia, tu neve [ma questo anche viceversa]
Tu prima dell’alba, io prima del tramonto
Tu registratore, io macchina fotografica
[…me lo perdoni, un pubblico ti voglio bene?]
7月11日 GIROTONDO D'ANIMAVorrei che l’Amore fosse semplice come bere un bicchiere d’acqua. Semplice e irrinunciabile, proprio come acqua. A pensarci bene, il bicchiere d’acqua è semplice per me; ci sono esseri umani nel mondo per cui l’acqua è un lusso, una conquista faticosa di ogni giorno. Fanno presto poi a dire che io uso pesi e misure diverse, che mi fermo sempre ai dettagli delle circostanze… Si, guardo i dettagli, le situazioni, le circostanze. Perché contano. Almeno per me. Comunque, quello che intendevo dire è che vorrei un po’ di semplicità nella mia vita. Vorrei che l’Amore non fosse come acqua di un pozzo raggiungibile dopo Km di deserto. Vorrei che fosse un ruscello in un bosco fresco, così da poter allungare un mano e dissetarmi. Vorrei che il mio Amore fosse un gesto quotidiano, di quelli quasi automatici, che neppure ti accorgi di fare… come sbadigliare, chiudere una porta, preparare il caffè, lavarsi i denti, togliere un filo di polvere da una maglia, infilare gli occhiali… Per una volta. Solo per una volta, vorrei non dover lottare, rinunciare, capire, aspettare, arrabbiarmi, tormentarmi, difendermi e difenderci. E’ inutile arrovellarsi con le cose che non si possono cambiare; ormai sono qui, sono la realtà e vanno affrontate. Anche il dolore va affrontato. E la fatica. O si possono scansare? Mi chiedo solo, e se non affrontassi nulla? Se chiudessi gli occhi e mi lasciassi trasportare dalla corrente? Stanca. Stanca. Stanotte ho fatto un sogno… una lunga autostrada assolata. E io andavo; andavo, senza sapere dove né perché. Eppure mi sentivo bene. Vorrei un Amore semplice, come le giornate di sole caldo che ti aspetti d’estate. Nessuna sorpresa. Nessun acquazzone improvviso, che ti costringa a cercare un riparo di fortuna, cogliendoti senza ombrello, vulnerabile. Che non so se in questo momento potrei sopportarlo. A volte ci si sente così fragili che anche solo un sorriso ci manda in frantumi. Mille piccoli pezzi.
perciò non sorridermi, Amore lascia stare le promesse, i desideri, le carezze lascia stare le parole perché i giorni da vivere sono ancora lunghi e incerti di nuvole e sole incerti di tempeste improvvise Solo, dammi la mano. Anche se non so dov’è il tuo cuore.
Mi piacerebbe pensare, che un giorno, voltandomi indietro, vedrò solo una stazione passata, senza far troppo male. Ma io non lo so. Perché del futuro non so nulla. L’unica certezza che ho è il passato. Ed inizia a sembrarmi di cartapesta.
“…E ora siedo sul letto del bosco che ormai ha il tuo nome è un bambino che dorme ridammi la mano se sono lontano e senza parole di nuvole e sole ma dov'è finito il tuo cuore” [F. De Andrè – Hotel Supramonte] 7月7日 NON TI SCORDAR MAI DI MERoma è la mia città. La città del viaggi, dei desideri, dei treni, della magia. La città dove mi rifugio. Questi 3 giorni a Roma, ho camminato. E poi ho camminato ancora e quando ero stanca ho continuato a camminare. Ho camminato e insieme alla fatica, mi sembrava che anche la rabbia e la delusione uscissero da me. Mi sono depurata di tutte le cattive sensazioni con cui ero partita. Ho camminato, senza dimenticare di guardarmi intorno, di cogliere quei dettagli che senza motivo apparente mi fanno bene. Perché a me piacciono quelle macchie di cielo improvviso e quelle terrazze che ti fanno sognare altre vite. Mi piace l’odore di gomma bruciata della metropolitana. Mi piace il vecchietto sul bus che mi spiega perché Berlusconi non é etico. Mi piace quel cameriere, che mentre bevo un cappuccino, all’una di notte, ci allunga dentro un cucchiaio di panna, come un segreto. Mi piacciono i conducenti dell’autobus tatuati. Mi piace aver trovato un B&B che mi sembra casa. Mi piace la pizza di Michele, la più buona del mondo. E mi piacciono i suoi occhi che ricordano altri mondi… [Nota dell’Autore: Michele è un simpatico uomo sposato di almeno 50 anni. Lo specifico per evitare discussioni…]. Mi piace la Sinagoga, perché…qui il perchè non c’è. O meglio, è inconscio. Mi piacciono i mascheroni ridondanti del quartiere Coppedè. Mi piace bere ai nasoni. Mi piacciono gli alberi di fiori rosa ai lati dei vialoni. Mi piacciono le foto sfuocate, di notte, perché solo io vedo oltre le luci confuse. E mi piacciono le panchine di Villa Borghese, e le monetine trovate per caso lungo i viali, come una volta io ho trovato una foglia a forma di cuore. Mi piace sentire che esiste un luogo solo per me. Perché io possa specchiarmici. E ricominciare.
Mi piacerebbe che appartenesse anche un po’ a te, questo luogo che prendi a calci di parole. Mi piacerebbe darti i miei occhi, così mentre io mi perdo nell’ocra di Roma, tu potresti perderti in me. Una magia, a catena. Potresti amare Roma, amandola in me.
E di notte, fino all’alba, a divorare un libro che mi sta togliendo il fiato:
“Ci sono persone che, anche innamorate, continuano a dibattersi nel dubbio; Santiago, al contrario, era colmo di certezze. Per nulla al mondo era disposto a rinunciare a quella donna. Se l’avesse persa, come avrebbe potuto guardarsi ancora allo specchio ogni mattina? Alcuni uomini, quando non hanno un amore, si rifugiano nel lavoro, nelle illusioni, nello sport. Ma Santiago non aveva mai perso la speranza, sapeva che prima o poi sarebbe arrivata la donna che avrebbe restituito un senso alla sua vita. Vivere senza questa speranza era assurdo, solo gli imbecilli ci riescono, solo i vigliacchi. Santiago era stato un uomo duro, capace di sopportare, di mantenere la calma. Si era sottratto alla disperazione, ma adesso era certo che senza Victoria il mondo sarebbe finito” [Giorni d’amore e inganno – A. Giménez-Bartlett] 7月2日 PRIMA FILANon sempre le ciambelle riescono con il buco, diceva la mia nonna. Non sempre le cose vanno come ti aspetti e come credi. Io credevo che… Io chissà che mi credevo, in fondo. Forse di aver trovato un approdo, un piccolo angolo di mondo solo mio, intoccabile. E per me, che vorrei far durare ogni cosa sempre e per sempre, era come essermi ritagliata un sogno. Invece, mi ritrovo a cambiare nuovamente. Nel mio vecchio blog [www.vinorossoecandele.spaces.live.com], sono rimasti i film che amo, le canzoni che mi emozionano, le frasi raccolte nei libri letti. Resteranno lì; nessun trasloco per loro. Ho bisogno di spazio. Per accogliere nuove emozioni e dar loro un luogo adeguato dove invecchiare, come il buon vino; un luogo dove divenir silenziosamente ricordi. Il nome è rimasto lo stesso: vino rosso e candele. La prima volta l’ho scelto per il significato della canzone: l’idea che esista un tempo che passa eppure non se ne va, almeno per certi dettagli, mi appartiene fortemente. Ma è arrivato il momento di lasciar andare anche quel preciso tempo… Oggi, vino rosso e candele è un invito: ad entrare in questa stanza leggermente illuminata; a prendere un bicchiere di vino rosso speziato; a godervi quel che c’è… se vi piace.
Un amico, l’altro giorno, mi ha ricordato l’emozione della prima linea. Di un concerto in prima fila. Non è la stessa cosa stare attaccati alle transenne e stare comodamente seduti dietro, dove c’è spazio. A volte bisogna conquistarsi un posto, starci un po’ scomodi, per respirare fino in fondo un’emozione. Ecco. Proprio così è questo nuovo spazio: il mio posto attaccata alle transenne; me lo sono conquistata, …cammino a stelle spente, con le lucciole in subbuglio di emozioni.
E perchè sia chiaro fin dall'inizio: in questo blog si parla d'Amore, di risate, di cazzate e cuoricini, di nostalgie, di poesia, di lacrime, di segreti, di scelte, d'amicizia, di passioni, d'incoerenza, di punti di vista, ...di me. Perciò, parafrasando una frase che mi è piaciuta molto [letta in uno studio di Via Margutta]:
A te che entri qui dentro:
ciò che leggi, per me è importante
Se ti piace rimani, se ti annoi va via
Per entrambe le cose
Io ti ringrazio
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