marina 的个人资料VINO ROSSO E CANDELE照片日志列表更多 ![]() | 帮助 |
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12月25日 E’ QUASI MEZZANOTTE...Da giorni sento le persone dire che vorrebbero una piccola magia, nessun evento straordinario, solo un qualcosa che riaccenda la luce dentro i loro gli occhi, magari per un istante. Sarà un bagliore momentaneo, ma l’avranno avuto... e forse scalderà per giorni e giorni a venire. Magari quel singolo bagliore scalderà finchè ce ne sarà bisogno...fino ad una nuova inattesa magia. Pensiamoci, stanotte che attendiamo Natale ed i rintocchi delle campane a mezzanotte, come quando eravamo bambini. Pensiamo a quanto poco basta per regalare una piccola luce a qualcuno... una parola, un sorriso, un sms, una fetta di pandoro, una mano tesa, un biglietto.... Se ciascuno di noi regalasse una sola di queste cose ad una persona che sappiamo desiderarlo intensamente, desiderare un gesto proprio dalle nostre mani, allora stanotte tutto brillerebbe di più. Senza bisogno di stelle. E sarebbe davvero Natale. Io tra una manciata di minuti vorrei guardare il cielo e cogliere un bagliore oltre la nebbia fredda che c’è qui…Vorrei cogliere un paio di bagliori, a dire il vero. Come scie di stelle comete o stelle cadenti che portano con sé desideri realizzati. Si, almeno un paio… perchè ci sono alcune persone speciali per le quali vorrei davvero una magia stanotte, piccola ma così luminosa e calda da cacciar via per sempre certi geli che si annidano fra le ossa. Resistenti. Ecco, suonano le campane della mia chiesa in questo momento... suonano a festa. Io, il mio piccolo gelo, quest’anno me lo tengo. Lo baratto con un altro desiderio… sotto l’albero vorrei scartare un pacchetto blu, con dentro quella canzone di Bersani… ricordi? Quella che canticchiavo per ore su e giù per gli autobus di Napoli… O meglio, vorrei che dentro il mio pacchetto blu ci fosse l’emozione che quella canzone mi suscitava; un’emozione di speranza, di nostalgia dolce, di attesa, di potenzialità aperte... perché non si è mai definitivamente fregati finchè si crede che domani o da un momento all’altro accadrà una storia ed avrà i nostri occhi… Una storia da raccontare, che parla di noi... “…Amore, adesso vestiti, [S. Bersani]
[In questi giorni ho letto in un libro che felicità fa rima con verità e che la prima persona a cui dobbiamo verità, siamo proprio noi stessi. Forse intendeva dire che dobbiamo essere onesti su ciò che davvero desideriamo…è rischioso e doloroso perseverare nel rincorrere qualcosa che forse non sta al centro della nostra anima più pura… Io credo che ammettere di desiderare questo pacchetto blu, sia stato come mettermi a nudo. Sono felice di averlo fatto. Per me.] 12月22日 Christmas Song
E’ inutile cercare parole quando le parole non vogliono uscire. Dentro ci sono, tanto forti da tirarmi a fondo. E io non oppongo resistenza. Ecco, le mie parole mi ancorano. Non è tempo di capriole in aria. Così le trattengo, serrate fra i denti. Qualcuna al massimo se ne va con un sospiro. La mia eccezione, in questo Natale che non ha fotografie ma profumi, sono una manciata di parole per chi davvero sento, per chi vorrei accanto. Solo l'e.s.s.e.n.z.i.a.l.e, senza infiorettature.
Auguro... di cuore... a Monica di esser voluta; a Roberta di essere riconosciuta; a Diana di sapersi gustare la felicità di ogni singolo istante; a Roberto di godere dell’amore totale di un gatto; a MarcoJ di non perdere mai ciò che ha trovato; a Silvia di vivere ancora persa fra i suoi riccioli –metaforici; a Marco di innamorarsi senza respiro; a Mark di trovare ciò che manca; a Ines di (ri)trovarsi; a Gianluca di non perdere nessuna persona amata; a Max di buttare via tutto il marcio; a Maaaxxx di rendersi finalmente conto di quanto è speciale; al Capitano di viaggiare verso lidi desiderati; a Bo di trovare una donna che legga fra le righe della sua anima; a Pa’ di sentirsi le spalle forti; a Fabrizio di sorridere ogni domenica;
Io resto qui, nell’aria Christmas song. Dentro, immutato, tutto il bene che sento. Anche quando non ho parole per dirlo. Voi restate l'essenziale nella mia vita.
Buon Natale...
12月18日 MI PIACE DISEGNARCI COSì [e tenerti vicino]![]() “Stiamo qua, abbracciati [V. Capossela –Una giornata senza pretese] 12月15日 NON SONO UNA FOTOGRAFIAStanotte ho fatto un sogno strano…di un uomo che con soddisfazione mi mostrava delle bellissime fotografie. Fotografie di persone colte in momenti di vita, semplici, quotidiani eppure quelle foto erano talmente belle da rendere intenso il singolo istante. E l’uomo mi spiegava orgoglioso quanto tempo e pazienza e cura ci vogliono per cogliere quel preciso istante, che sembra spontaneo eppure è frutto di un attento lavoro. Eppure…eppure ero triste e so che anche l’uomo lo era, in fondo. E io riuscivo a pensare solo una cosa: non voglio essere una bella istantanea. L’immagine che un uomo ha faticato a cogliere, con impegno e devozione, che mostra orgoglioso ma che poi viene abbandonata dentro una cornice. Ad impolverarsi. Si finisce per non vederla più. Non si può fermare davvero l’istante; non si può cogliere una persona nel suo essere…per sempre. Non si può perché le persone sono un continuo fluire di esperienze, emozioni, pensieri. Dentro l’immagine statica di una fotografia, continua l’andare e venire costante del mare dell’anima. E per ascoltare lo sciabordio di queste onde ci vuole pazienza. Bisogna fermarsi e saper aspettare. Un’immagine è immediata, a volte basta uno sguardo di sfuggita. La musica dell’anima, no. Richiede cura e rispetto. Richiede silenzio e attesa. Non voglio essere una fotografia. Voglio essere una conchiglia in riva al mare. Voglio che i distratti, camminando, passino oltre o mi calcino via, come vuoto involucro. Voglio che una mano d’uomo mi raccolga delicatamente e appoggi l’orecchio per ascoltare il mare. E allora potrò credere anch’io, che dentro me c’è il mare.
“…Cadono le stelle e sono cieco
PS. La parola “voglio” suona spesso arrogante. Ma questo è un post di desideri, in tema con il Natale. Ed essere la conchiglia che qualcuno troverà quest’anno è il mio personale desiderio. E mi piacerebbe conoscere i vostri… mi lasciate un desiderio? Un desiderio che inizi col Voglio… 12月9日 SERENDIPITY* [come ogni anno, in questo periodo...]Cammino sotto un temporale... di luci di Natale. Mi piace camminare per la città quando arriva Natale. Quando tutto è illuminato e l'aria è fredda. Infilo le mani in tasca e vago senza meta precisa. Mi piace sentire nell'aria le canzoni natalizie e nelle narici il profumo di cioccolata calda, cannella e neve. Mi piace esser felice; si, felice per luci, addobbi e ritornelli, perfino se sciocchi.
Anche se poi, a ben guardare, la mia vita è quella di sempre. Con piccole felicità e piccole tristezze. E qualche preoccupazione in più, che vorrei non ci fosse, quest'anno sotto l'albero.
Ma non importa, faccio il gioco di Pollyanna: cerco un motivo per cui stare bene.
E si, dicembre mi aiuta. Natale mi aiuta. Perchè in fondo in fondo credo ancora ai piccoli miracoli. Alle magie impreviste.
Spesso, le cose più belle mi sono giunte senza preavviso e soprattutto senza che rientrassero in alcun modo nei miei progetti.
Le cose più belle mi sono accadute perfino controvoglia: sotto il sole cocente del primo pomeriggio di luglio o mentre salivo le scale per andare al lavoro.
La vita porta con sè molto di bello... se gliene diamo modo. O nel caso, anche se lo chiediamo direttamente...
“Chiama... anche se è tardi tu chiama... so che ne hai voglia dai chiama... chiama e io corro da te...” [Harry ti presento Sally]
Io a questo Natale vorrei chiedere abbracci, anche metaforici (anche se è tardi, non è mai troppo tardi). Abbracci caldi che portino con sè il profumo di tutte le persone che amo.
Questo è il mio Natale: l’odore delle persone che amo.
Vorrei che nevicasse qualche fiocco di serendipità, ad accarezzare le persone che ho in testa [e soprattuto nel cuore...] *Serendipità è l’attitudine a fare scoperte fortunate e impreviste,
lo scoprire qualcosa di inatteso e importante
che non ha nulla a che vedere con quanto ci si proponeva di trovare
o con i presupposti teorici sui quali ci si basava.
12月5日 I FUNGHI NON SOFFRONO, FANNO SOLO LA MUFFA[Da una conversazione serale…] “Perché lei è piccola e fragile e ha sofferto tanto, quindi bisogna comprenderla, giustificarla, proteggerla” “Piccola e fragile… insomma, un fungo. Allora ti dico che i funghi mica soffrono, fanno semplicemente la muffa, se non vengono colti” “Eh, ma io sono grande e forte e indipendente e quindi alla fine sono quella che non ha bisogno di aiuto” “Com’è che gli uomini credono sempre che essere forti equivalga a dire che non sentiamo dolore?” … SENZA RISPOSTA e SENZA PAROLE
Io odio le persone-fungo. Quelle con due detestabili caratteristiche: sputano veleno oppure fanno la muffa. Odio quelle persone che per ritagliarsi un proprio spazio e per guadagnar attenzione devono per forza avvelenare chi vive loro accanto; perchè l’unico modo che conoscono per emergere è quello di denigrare gli altri, di screditarli, anche a costo di deformare la realtà fino alla menzogna. E me ne frego di chi li giustifica, affermando che è un problema di insicurezza e mancanza di stima in se stessi; ho un informazione preziosa per i suddetti funghi: esistono gli psicologi ed i terapeuti, se avete problemi con voi stessi, CURATEVI e smettetela di rompermi le palle con la vecchia ritrita solfa che io non posso capire perché sono forte. Dal basso del vostro sottobosco fangoso, ve lo chiedete mai come si fa ad esser forti? Pensate sia una qualità piovuta dal cielo? Beh, altra informazione della giornata: non piove dal cielo come manna. La voglia di prendersi cura di sé, di affrontare i problemi, è una cosa che si impara e di solito si impara proprio di fronte ai problemi ed al dolore. Si impara e si affina con il tempo, ma non è che ad un certo punto diventi scontato o automatico; rimane difficile e ogni volta c’è da rimboccasi le maniche. Non è che io non soffra, semplicemente ho imparato che la sofferenza non mi uccide. E che una volta affrontato il momento nero, di solito ne arriva uno migliore. Per questo stringo i denti. Oppure piango, senza però credere che tutto mondo complotti contro di me. Per la cronaca: il mondo se ne frega di voi. I funghi invece si sentono ingiustamente vessati e sempre sfortunati; non hanno mai responsabilità di ciò che accade loro (poverini, come potevano prevedere?), perciò non fanno nulla per cambiare lo stato delle cose. Anzi, una cosa la fanno e molto bene: fingono. Fingono di non vedere, non sentire, non capire. Per non doversi mettere in discussione (che parolone difficile). Sono testimone di conversazioni assurde, al limite del surreale: “Io non ti amo più” “Facciamo un figlio?” [Ma dico, sei scema? Hai sentito quello che ti ha detto?] Per sentire l’ha sentito, ma se ne frega. Nel mondo dei funghi l’altro non esiste davvero, se non per soddisfare il proprio ego. Così ti usano finchè servi e poi ti buttano. E nemmeno se lo domandano come mai si ritrovano senza lo straccio di un amico nel momento del bisogno. E’ sfortuna. Viceversa, il fatto che tu abbia accanto delle persone speciali che ti dimostrano amore è sfacciata immeritata buona sorte. Ecco, appunto. Si commiserano (tanto qualche allocco manipolabile che si prende cura di loro lo trovano sempre) e piangono fiumi di lacrime. Ma quello non è dolore, è banale acqua -neppure salata - , banale acqua torbida di pozzanghera e fa solo muffa. “Sono un fungo” “Peggio: sei il pus che infetta la mucillagine, che deturpa il fungo, che si nutre della feccia di fogna!” [Il matrimonio del mio migliore amico]
A ben guardare, se le cose stanno così, non mi incazzerò neppure più quando mi dicono che sono forte. Quando giustificano il fatto che svalutano i miei momenti di dolore, perché tanto sono grande e ho le spalle larghe. E tra parentesi, mi fanno molta meno paura quelli grandi e grossi che i piccoletti meschini dalla lingua velenosa (Davide e Golia insegnano). Ma se essere forti vuol dire non fingere, non commiserarsi inutilmente, non manipolare gli altri pur di ottenere il proprio tornaconto, non rigettare qualunque responsabilità nelle scelte di vita, non fare la muffa, allora, si sono forte. E ringrazio Dio. “Questa sono io [Paola Turci]
PS: Se vi sembro giudicante e cattiva, forse avete ragione, o forse sono solo stanca … Ma in fondo, ognuno è responsabile di sé; imparerò a girare alla larga dai funghi e soprattutto da chi li difende.
12月3日 NON è MAI UN ERRORE [RAF]Spesso mi capita che le canzoni parlino per me. E ci sono giorni in cui è meglio lasciarle parlare… senza opporre resistenza. Oggi è un giorno come gli altri, di 24 ore; eppure è un giorno largo, nel senso che ci stanno dentro molte cose. Un pomeriggio libero. Un cielo stranamente bianco. Un nuovo taglio di capelli. Una fitta di nostalgia. Un cornetto tiepido alla marmellata. Un pensiero burrascoso. Un caffè che vorrei condividere [posso bere dalle tue labbra?]. Oggi è un giorno, così. In compagnia di una canzone.
Ti guardo per l’ultima volta mentre vado via 12月1日 "CREDEVO CHE NON TI SAREBBE MANCATO, QUELLO CHE NON RICORDAVI"“Lo sguardo perduto nel patio, un giorno di pioggia come tanti altri, la zia Fernanda scoprì finalmente la causa esatta del suo smarrimento: la cadenza. Era proprio quello perché tutto il resto era al suo posto. Era la maledetta cadenza a farla uscire di senno. La cadenza, quell’indecifrabile dettaglio, che fa sì che qualcuno cammini in un certo modo, parli con un certo tono, guardi con una certa calma, accarezzi con una certa esattezza. Se avesse avuto un grammo di cervello per intuire l’imbroglio, non ci sarebbe caduta. Ma chissà dove aveva lasciato la testa quella volta. […] A lei la cadenza era caduta dal cielo. O dall’Inferno, si diceva, furiosa per quella confusione. Passava tutta la messa delle nove a discutere con Dio di quel disastro. […] Non chiedeva mai perdono” [A. Mastretta – Donne dagli occhi grandi]
Oggi ho solo voglia di arrendermi, alla mia personale cadenza. [Non spiegarmi, no… stringimi lo stomaco] Che tanto non si può tradire se stessi. [Strappami la maschera; strappami la vita] Oggi ho voglia di abbandonarmi, alla corrente. Che tanto la corrente è come una musica interiore, muove i miei passi al loro ritmo naturale. [Canta con me… “Ah che sarà che sarà E il rumore della pioggia, fuori, non riesce a sopraffare la mia musica; il vociare delle persone, intorno, non riesce a zittire il ritmo. Oggi no. Oggi mi godo la cadenza. Senza chiedere scusa a nessuno. [Dammi la mano e chiudi gli occhi: sai che c’è in questo giorno? Che non so rinunciare a nessun sogno. Non so tradirmi] Oggi ascolto ciò che si agita dentro - i tuoi occhi -, senza cura per il mondo esterno. Oggi sto con me, al fondo di me, dove posso tenerti stretto. [Mi senti?]
Lo so. E’ solo una sala d’attesa di un luogo sconosciuto.
Il tempo si misura nei tabelloni delle partenze.
Nei passi frettolosi dei viaggiatori.
Ma tu non ascoltare.
Chiudi gli occhi.
Oggi è tutto nostro. |
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