marina 的个人资料VINO ROSSO E CANDELE照片日志列表更多 ![]() | 帮助 |
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11月28日 NON PAZZO, PAZZO DI TEDici che l’Amore non si misura con un calendario alla mano. E io penso che sia vero. Mi ricordo di aver detto una volta ad un uomo che era un ragioniere dell’Amore, i suo conti tornavano sempre ma si trattava di miseri spiccioli. “I tuoi conti son tornati. (Ma che sguardi di nebbia hanno i ragionieri del cuore). Mercanteggiano. Per un soldino in più. Te lo regalo io, quel soldino” [29-11-06] Io non voglio essere così, non voglio mercanteggiare il tuo Amore. Né il mio. E’ solo che tu mi hai insegnato un modo diverso di legarmi; un modo più semplice e concreto. Un modo meno fumoso, non ammantato di lustrini, un modo limpido. Ed ora che io ti credo, che credo al tuo modo di amare, tu tergiversi. Dicendo che non ha alcun peso, l’ambiguità. Invece ne ha. L’ambiguità, ormai così radicata nei nostri gesti e nelle nostre abitudini, toglie luce al nostro Amore. E io ho paura… che si trasformi in un altro legame finto. …E quei lustrini che con tanta fatica mi sono tolta di dosso uno alla volta, ammiccano sempre da dietro l’anta di un armadio.
“Senti mi hai fatto un'offerta davvero carina, e fino a qualche mese fa, nessun problema... Ma ora vedi, è tutto diverso... e mi hai cambiato tu e ora tu non puoi cambiarmi ancora. Voglio di più” “Me ne intendo del volere di più, è il mio principio ispiratore. Il problema è quanto di più” “Voglio la favola” [Pretty Woman]
Mi sono spogliata di maschere e lustrini un bel po’ di tempo fa…
Per arrivare all’essenziale. Di me.
Nuda. 11月27日 UNA VOLTA…“…E la memoria impertinente mi riporta là [Questo inferno rosa –Luci o Battisti]
Oggi mi tengo stretta questa canzone, che mi ricorda così tante cose. Che mi ricorda l’inverno e le mani gelate. Ed i pomeriggi tardi trascorsi sotto casa senza voler salire, senza riuscire a parlare. Mi ricorda la tua voce ed i tuoi guanti neri, a cui rinunciavi per me. I bastoncini di liquirizia amara e le rincorse lungo il viale. Il “cimice sellato” e la neve. Questa canzone è fucsia; anche se tu te la ridevi che le canzoni non potessero essere fucsia, soprattutto una canzone per te. Sbagliavi; questa canzone ha un suo preciso colore ed un suo profumo [il profumo dell’aria d’inverno]. Questa canzone ha perfino calore, come il tuo abbraccio. Ti penso… [anche se gli anni passano e si portano via la mia impertinenza] …Tu che faresti oggi? 11月25日 E' SOLO UN POMERIGGIO COSì...A volte vorrei essere trasparente, almeno per un paio d’ore. Ma non potendo diventare trasparente, anche diversa andrebbe benissimo. E’ solo un pomeriggio in cui non mi va bene nulla di me. E vorrei essere un’altra persona. Una che non ha paura di nulla. Né delle bugie, né delle malattie, né delle cavallette. E che non deve mai chiedere scusa, il che equivale a dire, una che ha sempre ragione. Vorrei essere bella, oggi. Si, almeno per un giorno vorrei essere bella; di quella bellezza perfetta e precisa che parla da sola. Per piacerti di più. Vorrei avere le parole giuste per le persone che amo, perché non si sentano sole o sciocche o abbandonate o infelici. Vorrei averle lì, pronte, non appena mi cercano con lo sguardo e non lasciar scorrere neppure una manciata di minuti di silenzio. Che a volte nel silenzio si può affogare. Vorrei essere libera di commettere un mare di errori, senza temere le conseguenze; o magari prendermi le conseguenze dei miei errori, consapevole che in fondo non erano tali. E poi camminare con le spalle dritte di chi sfida il mondo, senza terrore, senza incertezze. Sentirmi a mio agio dentro una stanza piena di gente e non arrossire quando qualcuno mi mette a disagio. Riprendere a voce alta tutti quei cretini che buttano le carte per strada e tutti gli arroganti che non rispettano la fila. Vorrei saper cucinare cose deliziose, senza sforzo e semplicemente mettendo insieme le poche cose prese dal frigo. Vorrei esser capace di raccontare ai miei nipoti fiabe che tolgono il fiato, lasciandogli con gli occhi accessi e sognanti. E anche per un’ora sola, vorrei avere una voce vibrante per cantar[ti] tutte quelle canzoni che mi porto dentro. Oggi è solo un pomeriggio così, in cui forse avrei solo bisogno di esser guardata come se racchiudessi tutte queste cose in me. Guardata con amore.
“…E le mie scarpe han camminato tanto [Jovanotti - Dove ho visto te]
11月24日 “MI SONO INNAMORATO DI MIA MOGLIE”Recitava così, il ritornello di una vecchissima canzone di Sanremo. E, a me bambina, lasciava molto perplessa... fra me e me la canticchiavo e suonava strana… qualcosa mi sfuggiva: come ci si poteva innamorare della propria moglie? Per definizione, si ama la propria moglie; per questo la si sposa. E una volta accaduto ciò, tutto rimane cristallizzato. Ero ingenua da piccola… O semplicemente, ho avuto un buon esempio davanti agli occhi. Comunque, quello che mi lasciava ancora più perplessa, era il seguito… “…E quando stamattina glielo sono andato a dire, aveva gli occhi esatti di una che non vuol sentire e poi mi ha detto scusami ma io ti ho già tradito, mi sono innamorata e te lo dico….” Ecco. Io me la immagino da anni, questa scena assurda dove lui confessa un sentimento che io davo per scontato: confessa di amarla. Mi immagino una cucina, luogo così quotidiano e scontato, e m’immagino lei che lo sente arrivare, mentre asciuga i piatti, e tentenna. Tentenna e non vuol sentire. Non è già più lì; almeno, non con l’anima. Da bambina questo mi sembrava un mondo capovolto; qualcosa di irreale. Che sovvertiva tutte le regole a me note e perciò non poteva accadere. Oggi ho un’altra età e penso che qualunque cosa possa accadere, senza preavviso e senza il nostro permesso. Ieri sera ho chiuso l’ultima pagina di un libro, dove le cose, per me, si sono sovvertite. Anche qui, erano cose capovolte… E così l’uomo che fa battere il cuore, che toglie il respiro, che annulla dentro il proprio sguardo qualunque riflessione, giudizio, morale,… quello di cui ci si sente parte, senza tregua e senza rimorso, semplicemente è un piccolo uomo. Meschino. “Il cuore mi pulsa all’impazzata. […] Sono immobile, ma dentro mi sento cadere. Precipito nel vuoto. Non vedo né sento più altro. Tutto ciò avvenne in un attimo: le fate sono assai svelte nelle loro faccende” Mentre un marito apparentemente freddo e insulso e a volte spietato, nasconde un amore silenzioso e totale. “Noi due sappiamo – e non potremo mai dimenticare - che tra di noi è scorso un odio violento, un disprezzo implacabile” Lo so, l’Amore non si giudica mai; non si etichetta mai. Ciascuno di noi ha diritto ad amare il suo piccolo uomo, se è questo che desidera. Ma sarebbe davvero ciò che desideriamo se conoscessimo la storia in prospettiva? Se guardassimo con più attenzione attorno a noi, cogliendo dettagli che davamo per scontato. O ancor di più dando un nome differente ad emozioni e gesti banalmente definiti, senza possibilità di reinterpretazione. Per 60 anni lei ha vissuto senza rendersi conto della sua storia. Tutto le è accaduto attorno, senza esser visto. E sentito. A volte basta un nonnulla, a sollevare un fumo denso che brucia gli occhi e annebbia la vista… Una parola mancata, un moto d’orgoglio testardo, una paura che ammutolisce, un nonnulla… a perdere sessant’anni di vita. Tutta una vita.
“Spengo la luce. E’ buio, fuori.
Mi basterebbe fare pochi passi per allungare la mano e toccare la fronte che scotta dell’uomo che mi ha amata più di chiunque altro.
Se l’avessi immaginato, mi chiedo, mi sarei comportata in maniera diversa? Ho creduto di essere una donna lucida e intelligente, capace di giudicare correttamente chi avevo attorno.
Avrei potuto saperlo molto tempo fa. Avrei potuto scoprirlo nel 1928, a Torino, e poi a Parigi, qualche giorno più tardi, se l’ansia e la paura in cui mi aveva gettata quel matrimonio scelto da mio padre
non mi avessero resa sorda e cieca.
Poi ci fu Trott e non vidi più altro.
[…]
Si, le fate a volte sono assai svelte nelle loro faccende, e gli incantesimi si realizzano in una manciata di secondi; ma per scioglierli, poi, capita che non bastino cent’anni.”
[Benedetta Cibrario - Rossovermiglio]
[Da giorni mi chiedo, qual è il nonnulla che sto calpestando.
Alzando così un fumoso polverone
Qual è il dettaglio che non colgo?
L’emozione che chiamo con un nome improprio?]
11月20日 STAMATTINA MI SONO SVEGLIATA PENSANDOTI…Alla sei e mezza tutto era ancora avvolto di nebbia e fuori dalla mia finestra il lampione ancora acceso. Dicono che questo weekend cadrà la neve e questo mi mette di buonumore. E’ come una sorpresa, già l’attesa. Una piacevole, calda sensazione. C’è aria di neve, la sento nel profumo intorno, nel colore del cielo. Stamattina in bus, ascoltavo questa canzone [e un po' sorridevo da sola]...
Vorrei poterti dare quello che mi manca, vorrei poterti dire quello che non so, vorrei che questa pagina tornasse bianca per scriverci: Ti amo... punto. Vorrei che questa pagina tornasse bianca per scriverci: Ti amo...punto.
Benedetta la luce così ti posso guardare, coprirla con la camicia quando facciamo l'amore. E benedetta autostrada specialmente di notte che quando guido solo ascolto musica e ti penso ti penso e prima o poi arrivo. E se stai ancora dormendo mi piace anche di più che ti sveglio ti bacio e poi ti riaddormenti ma non subito però, solo dopo un po’. Vorrei poterti dare quello che mi manca, vorrei poterti dire quello che non so, vorrei che questa pagina tornasse bianca per scriverci: Ti amo...punto. Vorrei che questa pagina tornasse bianca per scriverci: Ti amo...punto.
Benedetto ritardo che ci ha fatto incontrare il giorno in cui avrei dovuto essere puntuale; loro aspettano ancora ma io ho cambiato programma da quando nella vita ci sei tu. E ti scappo e ti inseguo e poi ci raggiungiamo, è un tango inesorabile la nostra melodia. Vorrei poterti dare quello che mi manca, vorrei poterti dire quello che non so, vorrei che questa pagina tornasse bianca per scriverci:
Ti amo...punto.
Vorrei che questa pagina tornasse bianca per scriverci: Ti amo...punto.
Benedetta la rosa specialmente le spine che fanno in modo di tenerla in mano con attenzione perchè le cose più belle stanno in equilibrio così come la storia di noi due che profuma e che punge e non ci da mai tregua, a meno che non lo scegliamo noi. E ti scappo e ti inseguo e poi ci raggiungiamo, è un tango inesorabile la nostra melodia. Vorrei poterti dare quello che mi manca, vorrei poterti dire quello che non so, vorrei che questa pagina tornasse bianca per scriverci: Ti amo...punto. Vorrei che questa pagina tornasse bianca per scriverci: Ti amo...punto.
11月19日 LUNEDIANTE&ROSSOVERMIGLIO*C’era una volta una donna che sognava ad occhi aperti. Sognava meglio di sera, quando tolti vestiti e trucco, spogliata di ogni maschera si rintanava dentro il suo letto. Per questo le piaceva molto dormire, per sognare. E per questo le piaceva la sua stanza da letto, luogo silenzioso, lontano dal mondo. Per questo l’aveva voluta rossa, rossovermiglio. I cuscini, le coperte, le tende, la stella grande appesa al soffitto. Le cose avevano un loro colore, i libri poggiati intorno, un loro delicato equilibrio e poche intrusioni erano ammesse. Fuori di lì, la donna che sognava, dispensava sorrisi e parole; dello spazio oltre quella porta, invece, era gelosissima. E lo difendeva con gesti a volte assurdi e scontrosi. Era una lunediante. C’era una volta un uomo, con gli occhi di un temporale, che una sera si era affacciato su quella stanza rossa. Lei non voleva lasciarlo entrare, perché il vento che quel temporale portava con sè, muoveva l’equilibrio degli oggetti, scorreva le pagine dei libri e storie e personaggi se ne andavano allora in giro liberi per la stanza, in un turbinio confuso di parole. Lei non voleva lasciarlo entrare perchè la sua voce, aveva il suono ridente delle stelle che cantano e faceva impallidire la sua solitaria stella di cartone. C’era una volta una sera, più fredda, più buia, più solitaria di tutte le altre sere d’inverno. E quella sera lui aveva chiesto solo di restare in silenzio, la testa appoggiata alle sue gambe. Senza intralciare la sua lettura, i suoi sogni, il suo sonno. Senza disturbare le fate ed i racconti sospesi nell’aria. Lei gli aveva chiesto allora di non pensare alcun pensiero. Per non turbare il silenzio della sera. Aveva preparato una tazza di caffè bollente, da lasciare accanto al letto, perché il profumo forte arrivasse fino alle narici. Così quella notte si sarebbe ripresentata intatta nei ricordi di ogni mattino. C’erano una volta la donna che sognava e l’uomo dei temporali; una notte erano rimasti così, la testa di lui a pesare sul corpo di lei. La mano di lei a cercare l’angolo arcuato dei suoi occhi, a respirare il suo odore sconosciuto e atteso. C’era una volta la notte in cui erano rimasti così, ad ascoltare le stelle ridere.
"Guarderai le stelle, la notte. E' troppo piccolo da me perché ti possa mostrare dove si trova la mia stella. E' meglio così. La mia stella sarà per te una delle stelle. Allora, tutte le stelle, ti piacerà guardarle... Tutte, saranno tue amiche. E poi ti voglio fare un regalo…" Per gli uni, quelli che viaggiano, le stelle sono delle guide. Per altri non sono che delle piccole luci. Per altri, che sono dei sapienti, sono dei problemi. Per il mio uomo d'affari erano dell'oro. Ma tutte queste stelle stanno zitte. Tu, tu avrai delle stelle come nessuno ha..." Tu avrai, tu solo, delle stelle che sanno ridere" E aprirai a volte la finestra, così, per il piacere... E i tuoi amici saranno stupiti di vederti ridere guardando il cielo. mucchi di sonagli che sanno ridere..." [Il Piccolo Principe – A. De S. Exupéry]
[*Le due parole del titolo sono tratte dal libro “Rossovermiglio” di Benedetta Cibrario e liberamente utilizzate in questo contesto]
11月18日 “…PROVA A CHIEDERSI PER PRIMA COSA, SE A QUELLA PERSONA VERAMENTE POTRA’ MAI VOLERE BENE”Lascio entrare le persone nella mia vita, senza quasi rendermene conto, a volte. E quando me ne accorgo, è ormai troppo tardi. Troppo tardi perchè se ne sono già andate. Oppure troppo tardi per cacciarle fuori. Al di là del mio confine. Perché dentro il mio confine, è un po’ come oltre la mia pelle. E allora non posso più smettere di pensarle. Di sentirle. E allora mi chiedo come stanno, che pensieri hanno, che stanno facendo. E mi [pre]occupo
Vorrei saper lasciare porte e finestre aperte… così le persone amate potrebbero andare e venire liberamente, come vento. E come vento, me ne curerei: lo godo quando c'è, non mi manca se non c'è. Invece no, chi se ne va ruba un pezzetto di me. Un male che non si può non sentire. Odio litigare con te. Perchè tu vai, e ti porti via un pezzetto di cuore che credevo chiuso da molto tempo. Porti via la tranquillità e il respiro regolare. Mi lasci addosso brividi e sensi di colpa. E paura. Odio litigare con te, perché poi non posso mai guardare i tuoi occhi. Ed è quello che invece so fare io. Guardare negli occhi, per ascoltare quello che le parole non hanno detto. E capire. Odio litigare con te, perchè non posso mai appoggiarti la mano sulla guancia. E lasciarla lì. Che purtroppo le parole non sono capaci di arrivare ovunque. Certe volte, poi, proprio no. Il calore della pelle, invece si. Il calore del palmo della mia mano, attraverserebbe la tua pelle. E potresti tenerlo con te. Odio litigare con te, perchè finisce che vai via. E non so se tornerai. Tuche vai via come i temporali.
E i temporali non sempre tornano. Odio litigare con te e non poterti dire subito dopo Ti voglio bene.
“…E non ne vuoi sapere di battaglie d’odio di ripicche e di rancore [T. Ferro –Il sole esiste per tutti]
Questa foto è stata qui per molto tempo.
L’avevi scelta tu, in un certo senso.
Dicevi che somigliava a me… gambe scoperte, caffè fra le mani.
Non so perché l’ho ri-scelta oggi, qui.
Forse per un moto di tenerezza. Per le cose piccole condivise.
O forse per dirti che queste parole mi somigliano.
Proprio come la foto.
[Ho mantenuto una promessa. Non è brutto, in fondo, mantenere le promesse?
E’ un po’ come scioglierle. Non ci sono più fili sospesi…
Più fili tesi fra me e te.
Per favore, mi chiedi ancora qualcosa?
Così potrò promettere di nuovo]
11月17日 METTI UNA SERA DAVANTI ALLA TV… [sottotitolo: ROMA - LAZIO 1-0]
“Io non so perché hai tutta questa smania di vincere. E non mi importa di saperlo. Ma se è importante per te, è importante anche per me. Perché io ti amo” [Friends]
Io non so perché tifo Roma; né mi importa di saperlo. O di spiegarlo. Mi importa che tu sieda accanto a me sul divano giallo e mi stringa la mano mentre Totti si avvicina all’area di rigore. Mi importa che alla fine della partita, tu sia felice, perché io sono felice.
“In bocca al lupo” “Crepi l’aquila”
[Io lo so che tutto questo può apparire banale. Invece, credo faccia parte dell’Amore. Di quella faccia dell’Amore insensato che ti porta a respirare le manie, le passioni, le abitudini, i difetti della persona amata fino a sentirli tuoi. Fino a riconoscerteli sulla pelle. Per questo poi, quando quella persona la perdi, ti rimangono tutte quelle cose complici e condivise, che non sono andate via con lei. Ti fanno compagnia, pur acutizzando la mancanza; eppure al contempo ti mostrano come quella persona non se ne sia andata del tutto. Non se ne possa andare mai, in fondo. Io vorrei essere ricordata così, un giorno… Di sfuggita, mentre in una normale domenica sera, girando i canali della tv vedrai degli uomini correre in mezzo al campo, vestiti di rosso e di giallo. Oppure di passaggio in una libreria, quando ti cadrà l’occhio sul titolo un po’ melenso di un libro e saprai per certo che io l’avrei comprato, proprio per quello. Io vorrei esser ricordata nei dettagli, perché i dettagli attraversano le giornate fino a definire le vite. E se sarò nei tuoi dettagli, allora sarò ovunque]
11月11日 NEROMi hanno detto che non c’è più luce qui. Mi hanno detto che forse il nero si è inghiottito le mie emozioni. E’ vero, sono giorni neri. Eppure in questo spazio, parole blu screziano la monotonia del nero. Sfidano la sua dolorosa assolutezza. Nella mia vita d’ogni giorno, accade uguale. Non mi arrendo. Cerco di preservare il mio blu [Bo capirà!]. A volte con te non ce la faccio; tu mescoli tutto, tu confondi tutti. Fino a farmi piangere di rabbia. R.a.b.b.i.a. Macchi quello che abbiamo con un’attesa estenuante. E alla fine diventerà ciò che avremmo potuto avere. Alla fine, io sentirò il rumore della corda che si spezza. Un suono secco. S.t.r.a.p.p. E noi non ci saremo più. Ma tu questo non lo credi. Tutto ha un ordine da cassetti promettenti nella tua testa. Ma io non sono una camicia bianca inamidata. Non mi puoi riporre stirata e piegata alla perfezione. Io sono una di quelle sciarpe stropicciate che uno appoggia ovunque. Una sciarpa a righe colorate, che profuma di acquamarina.
Con quell’odore che resta nelle narici anche quando la togli dal collo.
Io sono una sciarpa da tutti i giorni, buttata sulla sedia della sera.
Non sto mai al mio posto. Mai in ordine.
E un giorno poi non mi trovi più. Dimenticata chissà dove.
Ecco il senso di questo nero; del mio blackout.
Tu mi hai dimenticata. Hai dimenticato che c’è un tempo ragionevole per ogni cosa.
Le sciarpe s’indossano con il freddo.
Tu credi di poter aggiustare tutto, con intelligenza, un po’ di abilità e un po’ di pazienza.
Ma io non sono un moderno pc, con cui hai dimestichezza; [a me] non mi puoi aggiustare.
Io sono una vecchia caffettiera, di quelle con il manico bruciacchiato dal troppo uso.
E se continui a tenermi a fuoco vivo, prima o poi mi rovinerò inesorabilmente.
Per anni ho fatto un buon caffè, e poi all’improvviso, più nulla.
Non avrai più nulla di me.
[Per una settimana ho cercato impaziente nella cassetta della posta il tuo regalo. Vuota.
Anche in questo caso, il tempo che scorre inesorabile, annulla la bellezza dei gesti.
Il tuo regalo è come il tuo amore: non arriva mai.
Non è mai il momento]
“… Ascoltami, le gioie non sempre son gratuite ma senti che in fondo c'è e non è semplice. [Le vibrazioni - Ovunque Andrò]
11月7日 NON HO BISOGNO DI TITOLI. NON HO BISOGNO DI COSE MATERIALI....Dammi un sandwich e un po' d'indecenza.
A me basta.
Non ho bisogno d'altro.
Che di un'emozione.
Di una piccola semplice emozione complice. 11月4日 PER FORTUNA C’è GREY’S ANATOMY…"Non sono un uomo cattivo. [Grey’s Anatomy]
Forse il cattivo della mia storia sono io.
E questo è un bel grattacapo; che se il cattivo sta fuori, una volta scoperto lo puoi cacciare. Eliminare.
Ma se il tuo cattivo sei tu, allora come fai?
Io mi ferisco da sola. Sono il mio cattivo.
E dentro la mia storia ci sto radicata indissolubilmente.
Un’altra faccia della medaglia però c’è… Bisogna saper guardare le cose in prospettiva.
Bisogna avere a mente il quadro generale.
E nel mio quadro generale, sono il cattivo di questa storia. Di questa precisa storia.
In un altro momento, in un altro ruolo, in un’altra storia… non sono una donna cattiva.
Bisogna che tenga a mente il mio quadro generale, senza perdere di vista alcun dettaglio.
Conosco un uomo che si prende sempre la colpa. Il suo quadro generale è un po’ annebbiato.
Ne conosco uno che invece pensa di aver sempre ragione. Il suo quadro generale è un po’ ristretto.
E uno che vorrebbe solo riavvolgere il nastro. Il suo quadro generale è desolatamente vuoto.
Il mio quadro generale attualmente è in frantumi.
Mi sento una bambina a cui la marea [della vita] ha appena distrutto il castello di sabbia e imperterrita cerca di ricostruirlo, incollando i singoli granelli.
Mi viene da ridere.
Non è assurdo?
E’ da pazzi.
Ma anche in questo caso, conta il quadro generale: questa mia pazzia è un istante.
Un giorno so che ricorderò i dettagli; le parole nella notte; gli occhi; le emozioni provate. E sarà un ricordo sorridente.
Non i frantumi. Solo la prospettiva. Non la follia di un momento.
E in fondo… “Non chiedetevi come si diventa pazzi, chiedetevi come è possibile non diventare pazzi con tutto quello che ci turbina intorno?”
Mi bruciano i tuoi occhi. Mi bruciano senza guardami. Come granelli di sabbia, sfuggiti al mio castello, impigliati fra le ciglia. …Odore del vento di mare
11月3日 PRECIPITARE in un sospiroC’è una linea invisibile eppure ineluttabile, varcata la quale non è possibile far ritorno. Se metti un piede di là, la percezione di tutte le cose cambia. E non tornerà mai più la stessa. Noi essere umani [io per prima] crediamo di avere il controllo della nostra vita o peggio, crediamo di poter sempre mettere a posto le cose. Crediamo che se tiriamo troppo la corda, tanto che il filo si spezza, in fondo potremo poi farci un bel nodo; per questo non prendiamo mai troppo sul serio la possibilità che certe cose, una volta andate in frantumi, siano inaggiustabili. Spesso è il tempo che segna il passo, l’avvicinarsi della linea di confine. A volte aspetti una persona, un istante, un'emozione anche per anni, e poi, improvvisamente, un secondo dopo è troppo tardi. Irrevocabilmente troppo. Un secondo prima quella cosa era luminosa e perfetta; un secondo dopo si è irrevocabilmente sporcata. E nulla potrà più ridarti ciò che vedevi prima. Hai posato il piede oltre la linea. Hai altri occhi. Io conosco la mia linea invisibile; non la vedo eppure sento quando la calpesto. E’ quell’istante preciso in cui smetto di soffrire per le cose, di cercarle, di volerle, di appassionarmi. E’ quell’istante in cui contemplo ciò che accade senza più muovere un dito, perché gli eventi prendano una certa piega, e mi guardo intorno senza un fremito nel cuore. Indifferente o disillusa. E’ quell’istante in cui mi sento troppo stanca e troppo sola per conquistarmi qualcosa e inizio a chiedermi se le cose vadano davvero conquistate… O forse non esiste alcuna linea. E’ solo la bugia che mi racconto davanti allo specchio, invece di dire che non cambio mai "…chi si guarda allo specchio ma oggi no" e l’attrazione che sento per il burrone è sempre lì, dentro me, in agguato. Sarà per questo che sogno così spesso di precipitare? In fondo adoro il fascino del burrone, svegliarmi con il cuore in gola e sentire di essere viva. "...ma a volte anche uno sbaglio, vedi [M. Conidi]
<<…Come se non avessi avuto scelta! C'è sempre un momento in cui decidi "io a questo voglio cedere" o "io a questo voglio resistere">> [dal film Closer]
Purtroppo c’è un tempo anche per scegliere. E ci sono scelte che non si possono prendere da soli. E Basta. Walk the line. Oltre il burrone. |
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