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10月31日 L'UOMO CHE AMA
L’Uomo che ama è un film con molti grigi, molte notti insonni, la nebbia e il tram di una città senza definizione. O meglio, definita solo dalle parole e dagli spazi occupati dalle persone. L’Uomo che ama è un pugno dentro nello stomaco. Devo dire, però, un bel pugno. Mi sono innamorata degli occhi intensi di Favino. Solo che non erano gli occhi suoi, ma quelli di Roberto, l’uomo che ama, appunto. Un’intensità devastante. Straziante. Eterna. Che fa male. E fa benissimo. E io la voglio, la voglio, la voglio. Quest’eternità che ti si attacca dentro. Radicata nell’assenza. In fondo, che ne sa, ciascuno di noi, di come ama un altro. E del perché smette di amare. Un’eternità che muore. E poi ritorna. Con un respiro nuovo. Preferisco un amore senza tregua, piuttosto che la tregua dell’amore.
<<Quando ti innamori di una persona è come se mettessi tutta la tua vita nelle sue mani, ti sembra che tutto quello che hai dipende da lei>>
<<Che ne sai tu, che ne sai di come ti amo io?>>
<<E’ così che finiscono le cose? Così, all’improvviso. Senza nessuno che ti avvisa, nessun segnale?>>
<<Arriva un respiro, una mattina. Senti che la vita continua, che è più forte e che bene o male tu ci sei dentro>>
<<Non devi avere paura…[l’Amore] finisce e poi ritorna>>
10月29日 PERSA IN UN LIBRO... [e intanto la vita continua]Maryam pensò a tutte le volte che aveva pianto per Ali, più di quante chiunque avrebbe mai saputo. Alla fine il buco di solitudine dove avrebbe dovuto esserci lui era stato inghiottito dal baccano degli altri, dallo spazio dei giorni, dei mesi, degli anni. "A volte può essere quasi insopportabile ricordare il passato" ammise.
"So bene di avere avuto una vita facile, con la libertà di viaggiare. Ma ogni volta che mi addormento, spero di sognare questo posto"
"E vi capita?"
"A volte. Ma ci sono molti tipi di libertà e ciascuno ha il suo prezzo: la libertà di amare, di viaggiare, di appartenere a un posto. Per ogni libertà che scegliamo, dobbiamo cederne un'altra".
"Non so se sei qui davvero, Ali" bisbigliò "Sono così abituata ad immaginarti"
"Ci sono"
Gli aveva sentito un sorriso nella voce. "Non ho fatto che parlare con te nella mia testa, per tutta la vita"
"Lo so. E' stato così anche per me"
Sentiva il calore della sua pelle e desiderò portarla in un posto tranquillo, dove potessero stare seduti senza dire nulla, dopo una vita intera di nulla. [...] Intorno a loro ondeggiavano le ombre di un'altra stanza, la fiamma di una candela tanto tempo addietro, una notte in cui non aveva cessato di piovere un istante.
"Non svilirmi e non svilire te stesso". Si voltò verso la piana "Abbiamo più di quest'unico giorno, lo sai, e ce lo abbiamo sempre. Ci diciamo più cose in un momento nella nostra testa di quante altri abbiano in comune in una vita intera"
[Y. Crowther - La cucina color zafferano]
10月28日 ...QUAnDO Mi LAScI SeNZA PARoLE...“Sono rimasto a guardare, [G.]
10月27日 DOVE CRESCONO LE ROSEPioggia e sole cambiano la faccia alle persone e passano e tornano e non la smettono mai [Sempre e per sempre – F. De Gregori]
Solo per te [Solo per te – Negramaro]
Qui cado cosi' questo strano dolore [Oggi sono diventato grande –M. Conidi]
Lui mi diceva: guarda laggiù [Dall’altra parte del fiume –M. Conidi]
Le verità cercate per terra, da maiali, tenetevi le ghiande, lasciatemi le ali [Cirano – F. Guccini]
Ma quello che siamo è quello che abbiamo Del mio amore dovrai spogliarti [Il Rimedio –I. Fossati]
Mi vengono in mente solo canzoni. Parole sparse di canzoni che mi gironzolano per l’anima. Liberamente canticchiano dentro me, un’eco che mi parla. E io so che mi vuole dire: troppe emozioni in questi giorni, per stare dentro ad una musica sola. Immagini e parole e istanti da trattenere, cosicchè possano divenir ricordi. Come quei semi portati dal vento, che infine trovano un terreno buono e nel tempo sbocceranno in fiori. Ecco, nella mia anima c’è un terreno appena seminato, dal vento di questo weekend romano. E io annaffierò con cura questi fiori. Così un giorno, per caso, il loro profumo mi coglierà di sorpresa. Come accade con la felicità. Non leggete questo post; sono i soliti nomi, le solite facce, i soliti grazie. Eppure quando uno trova un vento speciale, non può che continuare a ringraziare. Lasciando che soffi sulle proprie ali…
[Le rose sembrano tutte uguali, a chi non le coltiva giorno dopo giorno. Le mie rose hanno un profumo che mi allaga il cuore. E che so riconoscere ad occhi chiusi. “Sei fortunata. Sono delle belle persone” “Si, amore, lo sono. Per questo ti ho portato qui”]
Le mie rose…
I miei A.M., tutti i miei A.M., a cui basta una nota per saltare in piedi con le mani alzate e la voce pronta. E che portano orgogliosi una maglietta con un tatuaggio, le parole di una canzone, un numero. Ciascuno la sua storia, ciascuno la propria anima a nudo.
Silvia, che ancora chiama casa quell’angolo di mondo che per anni abbiamo condiviso. Che continua a baciarmi in mezzo alla strada. Che si emoziona per le mie stesse cose. Che strillava accanto a me venerdì sera.
Max, che ancora una volta mi ha stretto forte, ridendo. Dimostrandomi quanto tiene a me. E come sia possibile ridere in ogni caso… E facciamocela ‘sta cazzo di risata.
Frankie, che mi ha detto ti voglio bene. Lasciandomi senza parole. E che mi ha regalato senza batter ciglio, il suo tempo e la sua auto, per respirare Roma di notte. E il Colosseo e il drugstore e quella strada, di cartelli, deviazioni e insegne luminose che conosco ad occhi chiusi.
Roberto, che fa sempre di testa sua. Anima conidiana e cuore de coccio che sbatte addosso alla vita ed alle persone. Ancora e ancora. Che mi sfida ogni volta a tirar fuori l’anima.
Massimiliano, che mi ha portato una maglietta verde con la scritta gialla. Non tanto per la maglietta, quanto perché la mia era una delle 5 magliette.
Un musicista che girava intorno, con discrezione e tenerezza, facendomi ri-sentire che posso credere che sia una buona persona. Una persona buona, con delle leggerezze sulle spalle, come tutti noi, del resto.
Anna che quel musicista lo vuole sul palco [nudo]. L’unica che strilla più di me, sotto quel palco. Facendomi sentire meno sola, meno sciocca.
Gennaro che ha trovato il tempo e lo sguardo per condividere il suo angolo di felicità con me. Che c’ero nelle notti solitarie, nei congiuntivi sbagliati, nel 3 segreto sulle spalle.
L’uomo che non c‘era, perché questo è il suo desiderio. Che mi ha insegnato il rovescio della medaglia del coltivare le rose… A volte appassiscono lo stesso. Ma non rimpiango il tempo speso e la passione. E nessun’altra rosa, occuperà mai quel posto. Lì, resterà un pezzetto di terra incolto.
Gli occhi muti del mio Suonatore che per il primo quarto d’ora hanno continuato a guardarmi. E io non capivo. Non capivo, non capivo, non capivo. Poi ho capito. Ho capito che certe amicizie non hanno prezzo e si mostrano nei modi più impensati, nei momenti più impensati e ti permettono di sorridere anche con un pugno allo stomaco. Ogni volta mi stupisci, con la tua umanità, generosità, passione.
I fili spezzati che fanno un po’ male. Ma che se continui a stringerli fra le mani, finisci per ritrovarti incatenata. Invece il presente da vivere ha bisogno d’aria e spazio. Di un’altra luce.
Quella sigaretta post-concerto, che mi sognavo da settimane. Che ho fumato lentamente, per godermi il buio senza stelle del cielo, le tue braccia addosso e, ancora una volta, la magia di quel luogo, che sembra esistere, sospeso, solo certe notti.
Il temporale sulla terrazza di Castel S. Angelo, che ci ha permesso di condividere l’intensità di un momento. Condividere una musica dolce, un lampo nel cielo, l’odore della pioggia contro i sampietrini, il movimento maestoso di quelle nuvole scure, le luci che si accendono nella sera romana.
Il sapore del cibo sabato sera... accompagnato da tutte le nostre parole. Che non scorderò.
Quella manciata di minuti appena prima di dormire, abbracciata te; che valgono tutte le ore del giorno. E riescono a lasciar fuori dalla stanza tutti i rumori ed i pensieri cattivi.
Il libro con dedica, che parla di sogni e spero tanto racconti che non è tardi mai per inseguirli, realizzarli, viverli.
Quella stanza azzurra e blu, dove ho sistemato le mie cose con cura, come se non dovessi ripartire in fretta. Perché volevo diventasse un po’ mia, un po’ nostra. Quella stanza dove sono stata felice.
Tutti gli abbracci che ti toglievano lo spazio e il fiato. E facevano sentire me così bene.
Il treno che ci ha riportato a casa. Che non segnava la fine di qualcosa. Che non segnava alcuna fine.
10月22日 IL PUNTO
Jenny mi parlava dei suoi fiori
ed io che non ho mai annaffiato una pianta
non la stavo ad ascoltare però mi piaceva sentire
Jenny mi diceva la vita non è male
se riesci ad apprezzare quello che sai fare
io pensavo al vento che sento dentro
e non mi lascia dormire
Jenny mi parlava della serenità
io che da quando ho dieci anni non so dove sta
avrei rubato la sua per potere provare a capire
Lei mi diceva
- non c’è niente da inseguire, non ne vale la pena, basta solo aspettare -
io vedevo la vita qualcosa da cui dovere scappare
Il punto è che io sono sempre stata quella che sentiva il vento dentro.
Quella travolta dall’irrequietudine e dalla frenesia.
Il punto è che io sono sempre stata quella che cercava un altrove.
E per questo mi sono sempre impegnata di più e ancorata forte;
per non lasciarmi trascinare via dalla corrente.
Il punto è che per molti anni, di questo vento che mi soffia sul cuore,
ho fatto la mia forza, la mia testa alta.
E oggi la sento chiamare arroganza.
Ma che avrei potuto fare?
Con quel vento, potevo rischiare di volare
oppure sarebbe divenuto freddo gelido che atrofizza le ossa e l’anima.
Il punto è che a 30 anni non ho ancora imparato ad annaffiare le piante
e a questo punto credo che non lo imparerò mai;
ogni anno compro un nuovo basilico e ogni anno secca.
Ci provo. Almeno ci provo.
Il punto è che una volta sola, per un solo istante
vorrei essere una Jenny, che conosce la serenità.
E riesce a non inseguire nulla.
E non gridare per nulla.
Il punto è che non ce la faccio proprio
a credere che la serenità sia la meta.
Che il senso possa essere quello di volare basso, come i polli,
pur di non sfracellarsi al suolo.
E’ questa fottutissima smodata voglia di felicità. Che mi frega.
La felicità è impegnativa, mi ha detto una persona proprio ieri.
Come è vero… la felicità è impegnativa.
Richiede coraggio e sogni e passione e follia.
E toglie il respiro e accelera il battito.
La felicità non da tregua.
No, non sono nata Jenny.
Non aspiro a guardare il mondo con aria zen.
A me, la vita attorciglia le budella
Il punto è che… ho un’incontrollata voglia di vita.
E voglio esser presa così.
Con tutto ciò che sento. E con il mio vento.
Lo Puoi Tu?
…Perché la vita si sa può anche darti un amore
che vorresti durasse per l’eternità
ma che senti diverso…
[M. Conidi]
10月16日 …STELLA PERSA NELLA NOTTE“Se ho sbagliato io oppure no [M. Conidi – Stella di città]
Si può andare senza limiti, anche quando il cuore è troppo pieno. Si corre per non sentire. O per sentire tutto. A me succede. A me piace sentire tutto. Il problema è che poi non so non voltarmi indietro. Mi volto e vedo cocci su cocci. Una strada lastricata di disastri. I miei. Ad andare senza limiti… mi faccio un male cane. Certe giornate nascono proprio difficili. Difficili da vivere. Difficili da arrivare a sera.
10月15日 ROBERTO SAVIANO“…Ho pensato, in questo tempo, che cedere alla tentazione di indietreggiare non fosse una gran buona idea, non fosse soprattutto intelligente. Ho creduto che fosse assai stupido - oltre che indecente - rinunciare a se stessi, lasciarsi piegare da uomini di niente, gente che disprezzi per quel che pensa, per come agisce, per come vive, per quel che è nella più intima delle fibre ma, in questo momento, non vedo alcuna ragione per ostinarmi a vivere in questo modo, come prigioniero di me stesso, del mio libro, del mio successo. Fanculo il successo. Voglio una vita, ecco. Voglio una casa. Voglio innamorarmi, bere una birra in pubblico, andare in libreria e scegliermi un libro leggendo la quarta di copertina. Voglio passeggiare, prendere il sole, camminare sotto la pioggia… A volte mi sorprendo a pensare queste parole: rivoglio indietro la mia vita. Me le ripeto una a una, silenziosamente, tra me” [Roberto Saviano- La Repubblica]
Non ho nessuna parola. Niente da dire né da commentare. Perché non ho il suo coraggio e non conosco la sua vita. E perfino Grazie mi sembra superficiale e superfluo. Non credo servano altre parole, oltre le sue… Oltre ai suoi occhi...
10月14日 E MI RIPRENDO ME...le mie inquietudini,
le indecisioni,
e anche il mio rossetto rosso.
Sono giorni che non so cosa scrivere. Eppure di cose ne accadono, intorno e dentro. E io scrivo e cancello. Forse cancellando le parole, le cose accadute smetteranno d’esistere. Avrei bisogno di fermare di tempo. Il tempo e le persone che mi girano intorno. Si, proprio questo. Come in quei film dove in un istante si congela la scena e tutti restano immobili, statue di sale, tranne il protagonista che continua a guardarsi in giro confuso. Ecco. Avrei bisogno di un tempo supplementare. Per rispondere alle domande. Per riconoscere ciò che sento. Per guardare negli occhi, senza essere guardata. Ma tutto accade in tempo reale. Non lascia tregua. Io vivo due vite. Una di giorno, frenetica. Senza tempi morti. Una che inizia quando cala la sera. Tiro le lenzuola fin sopra gli occhi e mi avvicino al sonno sognato. Il punto è che ultimamente una voce rosicchia il tempo dei miei sogni. E io glielo lascio fare. Una voce si ritaglia spazio e risate. Risate come carezze. E io me le tengo strette. Non ho la prontezza delle risposte. Non ho la chiarezza delle emozioni. Ho solo queste mani che stringono, un pezzo di me che credevo di avere perduto. E mi riprendo.
E adesso ho fra le mani questa canzone, che non appartiene a nessuno, tranne che a me. Una canzone nuova, priva di memoria e ricordi. Una canzone da sentire, come la sento io. E la con-divido con chi va a me. Nel vocabolario, fra i sinonimi di condividere, si trova anche possedere. Forse è proprio così: si possiede davvero qualcosa, solo dividendola con un altro. Come un segreto. E io ho fatto una scommessa – senza neppure rendermene conto. Su questa canzone. E su una persona. Musica nuda; come me, a volte.
Certo ci fu qualche tempesta senza diventare adulti. [La canzone dei vecchi amanti - Jacques Brel] 10月6日 APPESI E SOSPESI [AD UN FILO]Il malumore è un’ombra leggera e silenziosa. Quasi non me ne accorgo che sta qui accucciato accanto a me; mi tiene compagnia. Forse hai ragione tu; forse non mi basta mai. Forse non mi basterebbe comunque, tutto. Forse sono io. Forse l’ombra è dentro me, non accanto. E forse non si chiama neppure malumore.
“Micela”. Detto così ricorda un gatto. Un nomignolo affettuoso. Oppure “Mi cela”. Con un sospiro fra le parole. “Questa ragazza mi nasconde qualcosa”. Un’ombra.
"….comuni mortali, peccatori da non condannare... [L. Barbarossa - Appesi ad un Filo ]
10月3日 VORREI CHE TU SOGNASSI DI ME…che un amore sognato non muore mai. E se non mi sogni, smetterò di esistere? Evaporerò come una goccia d'acqua dopo il temporale? Se tu non mi sogni, che rimarrà di me? Finchè mi sogni vivrò in una musica leggera, un profumo nell'aria, un rumore di pioggia
“Resti mai con gli occhi fissi nel vuoto? Mi senti mai nei tavolini all'aperto o nei profumi che le strade hanno dopo che il sole ha seccato il cemento? Mi mancano i tuoi piedi e l'odore che ti esce dal naso... e i tuoi occhi che mi fanno sentire smarrito nell'emozione. Nessuno può guardarmi così, non ci riescono” [L’idea di te – M. Conidi]
[Nessuno può sognarmi così. Per questo è importante che ti ricordi di me] |
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