marina's profileVINO ROSSO E CANDELEPhotosBlogListsMore ![]() | Help |
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VINO ROSSO E CANDELE...e intanto fuori nevica
January 07 OVUNQUE ANDRO'Stanotte non ho dormito e quando non dormo [cosa che in effetti mi capita assai di rado], io penso. O almeno ci provo. E così ho pensato che questo è il mio terzo blog, a partire da febbraio 2006. Ho pensato che per tutti i blog ho scelto il nome di una canzone di Conidi: da unpassodalblu, passando per vinorossoecandele, fino a camminandoastellespente. Perchè mi appartiene e parla di me. Ho pensato che, in modo diverso, ogni blog aveva un senso per me e mi ha dato molto. La possibilità di comunicare con qualcuno lontano, la possibilità simbolica di ricominciare, la possibilità di esprimere emozioni di ogni tipo, nel bene e nel male. Anche tutte le persone che ho incontrato qui, in questo mondo virtuale [e mi sento di dire che virtuale…si fa per dire] mi hanno dato molto. Alcune moltissimo. Con qualcuno ho stretto un legame bello e profondo. Con qualcun altro ci sto provando, perché mi va. Con qualcuno abbiamo provato e poi alla fine non è stato possibile, peccato. E di qualcun altro, so che mi ha sempre letto in silenzio. Senza lasciare parole ma con molta delicatezza. E per questo dico Grazie. Adesso credo sia arrivato per me il momento di fermarmi. E di concentrarmi un po’ di più sul mio mondo reale, che ultimamente mi reclama.N on dico che non scriverò più, dico solo che sento il bisogno di prendere un lungo respiro e vivere le cose da un’altra prospettiva, lontano da qui. Non molto lontano, solo qualche passo. Una persona importante ieri sera mi ha detto che lasciar andare alcune cose appartenute ad un altro tempo, può portarmi a maturare. Chissà perché ho pensato subito al mio blog. …Il bene più segreto sfugge all'uomo che non guarda avanti, mai. Io oggi vorrei guardare avanti, o almeno affacciarmi. Questo è il mio buon proposito per il 2009.E non so perché, sento che passa anche da un allontanamento da qui. ...ma ovunque andrò, molto di ciò che è qui, lo porterò con me. “…e
vado via per difendermi [Le vibrazioni –Ovunque andrò] January 02 ...2009 Mi hanno detto che questa spiaggia non esiste, tantomeno una casa simile, ancorata alla sabbia e con i piedi immersi nel mare. E' così importante in fondo? No, non lo è. L'altra sera per me, questa casa è stata tutto ciò di cui avevo bisogno: un sogno, un rifugio, un largo sospiro che hai allentato un peso sullo stomaco. E' davvero così importante esser certi che non esiste? E quali sogni esistono davvero, poi, Roberto? Eppure non ci ostiniamo a sognarli ugualmente? Tenacemente? Ciecamente, perfino? Forse quella spiaggia non esiste in nessun luogo, nè quella casa sconclusionata dalle imposte azzurrissime e probabilmente ho visto un film mediocre e poi me ne sono andata a dormire in un sera più fredda del solito... Forse questa è l'unica verità vera. Fuori. Ma dentro di me, dentro i miei occhi ho visto qualcosa di diverso. E adesso quella casa esiste. Qui. Non facciamo così anche con i sogni? Non li mettiamo al sicuro dalla realtà, dentro una scatola intagliata nel legno? ...E chi mette al sicuro noi? Ho trovato una risposta, dentro quella casa azzurra. "Ma esiste un altro tipo di Amore. Quello che ti da il coraggio di essere migliore di quella che sei e di non sminuirti. Quello che ti fa sentire che qualunque cosa è possibile. Io voglio che tu sappia che anche tu puoi averlo. Voglio che tu non ti accontenti di altro. Voglio che tu sappia che è quello che ti meriti" [Come un uragano] December 25 E’ QUASI MEZZANOTTE...Da giorni sento le persone dire che vorrebbero una piccola magia, nessun evento straordinario, solo un qualcosa che riaccenda la luce dentro i loro gli occhi, magari per un istante. Sarà un bagliore momentaneo, ma l’avranno avuto... e forse scalderà per giorni e giorni a venire. Magari quel singolo bagliore scalderà finchè ce ne sarà bisogno...fino ad una nuova inattesa magia. Pensiamoci, stanotte che attendiamo Natale ed i rintocchi delle campane a mezzanotte, come quando eravamo bambini. Pensiamo a quanto poco basta per regalare una piccola luce a qualcuno... una parola, un sorriso, un sms, una fetta di pandoro, una mano tesa, un biglietto.... Se ciascuno di noi regalasse una sola di queste cose ad una persona che sappiamo desiderarlo intensamente, desiderare un gesto proprio dalle nostre mani, allora stanotte tutto brillerebbe di più. Senza bisogno di stelle. E sarebbe davvero Natale. Io tra una manciata di minuti vorrei guardare il cielo e cogliere un bagliore oltre la nebbia fredda che c’è qui…Vorrei cogliere un paio di bagliori, a dire il vero. Come scie di stelle comete o stelle cadenti che portano con sé desideri realizzati. Si, almeno un paio… perchè ci sono alcune persone speciali per le quali vorrei davvero una magia stanotte, piccola ma così luminosa e calda da cacciar via per sempre certi geli che si annidano fra le ossa. Resistenti. Ecco, suonano le campane della mia chiesa in questo momento... suonano a festa. Io, il mio piccolo gelo, quest’anno me lo tengo. Lo baratto con un altro desiderio… sotto l’albero vorrei scartare un pacchetto blu, con dentro quella canzone di Bersani… ricordi? Quella che canticchiavo per ore su e giù per gli autobus di Napoli… O meglio, vorrei che dentro il mio pacchetto blu ci fosse l’emozione che quella canzone mi suscitava; un’emozione di speranza, di nostalgia dolce, di attesa, di potenzialità aperte... perché non si è mai definitivamente fregati finchè si crede che domani o da un momento all’altro accadrà una storia ed avrà i nostri occhi… Una storia da raccontare, che parla di noi... “…Amore, adesso vestiti, [S. Bersani]
[In questi giorni ho letto in un libro che felicità fa rima con verità e che la prima persona a cui dobbiamo verità, siamo proprio noi stessi. Forse intendeva dire che dobbiamo essere onesti su ciò che davvero desideriamo…è rischioso e doloroso perseverare nel rincorrere qualcosa che forse non sta al centro della nostra anima più pura… Io credo che ammettere di desiderare questo pacchetto blu, sia stato come mettermi a nudo. Sono felice di averlo fatto. Per me.] December 22 Christmas Song
E’ inutile cercare parole quando le parole non vogliono uscire. Dentro ci sono, tanto forti da tirarmi a fondo. E io non oppongo resistenza. Ecco, le mie parole mi ancorano. Non è tempo di capriole in aria. Così le trattengo, serrate fra i denti. Qualcuna al massimo se ne va con un sospiro. La mia eccezione, in questo Natale che non ha fotografie ma profumi, sono una manciata di parole per chi davvero sento, per chi vorrei accanto. Solo l'e.s.s.e.n.z.i.a.l.e, senza infiorettature.
Auguro... di cuore... a Monica di esser voluta; a Roberta di essere riconosciuta; a Diana di sapersi gustare la felicità di ogni singolo istante; a Roberto di godere dell’amore totale di un gatto; a MarcoJ di non perdere mai ciò che ha trovato; a Silvia di vivere ancora persa fra i suoi riccioli –metaforici; a Marco di innamorarsi senza respiro; a Mark di trovare ciò che manca; a Ines di (ri)trovarsi; a Gianluca di non perdere nessuna persona amata; a Max di buttare via tutto il marcio; a Maaaxxx di rendersi finalmente conto di quanto è speciale; al Capitano di viaggiare verso lidi desiderati; a Bo di trovare una donna che legga fra le righe della sua anima; a Pa’ di sentirsi le spalle forti; a Fabrizio di sorridere ogni domenica;
Io resto qui, nell’aria Christmas song. Dentro, immutato, tutto il bene che sento. Anche quando non ho parole per dirlo. Voi restate l'essenziale nella mia vita.
Buon Natale...
December 18 MI PIACE DISEGNARCI COSì [e tenerti vicino]![]() “Stiamo qua, abbracciati [V. Capossela –Una giornata senza pretese] December 15 NON SONO UNA FOTOGRAFIAStanotte ho fatto un sogno strano…di un uomo che con soddisfazione mi mostrava delle bellissime fotografie. Fotografie di persone colte in momenti di vita, semplici, quotidiani eppure quelle foto erano talmente belle da rendere intenso il singolo istante. E l’uomo mi spiegava orgoglioso quanto tempo e pazienza e cura ci vogliono per cogliere quel preciso istante, che sembra spontaneo eppure è frutto di un attento lavoro. Eppure…eppure ero triste e so che anche l’uomo lo era, in fondo. E io riuscivo a pensare solo una cosa: non voglio essere una bella istantanea. L’immagine che un uomo ha faticato a cogliere, con impegno e devozione, che mostra orgoglioso ma che poi viene abbandonata dentro una cornice. Ad impolverarsi. Si finisce per non vederla più. Non si può fermare davvero l’istante; non si può cogliere una persona nel suo essere…per sempre. Non si può perché le persone sono un continuo fluire di esperienze, emozioni, pensieri. Dentro l’immagine statica di una fotografia, continua l’andare e venire costante del mare dell’anima. E per ascoltare lo sciabordio di queste onde ci vuole pazienza. Bisogna fermarsi e saper aspettare. Un’immagine è immediata, a volte basta uno sguardo di sfuggita. La musica dell’anima, no. Richiede cura e rispetto. Richiede silenzio e attesa. Non voglio essere una fotografia. Voglio essere una conchiglia in riva al mare. Voglio che i distratti, camminando, passino oltre o mi calcino via, come vuoto involucro. Voglio che una mano d’uomo mi raccolga delicatamente e appoggi l’orecchio per ascoltare il mare. E allora potrò credere anch’io, che dentro me c’è il mare.
“…Cadono le stelle e sono cieco
PS. La parola “voglio” suona spesso arrogante. Ma questo è un post di desideri, in tema con il Natale. Ed essere la conchiglia che qualcuno troverà quest’anno è il mio personale desiderio. E mi piacerebbe conoscere i vostri… mi lasciate un desiderio? Un desiderio che inizi col Voglio… December 09 SERENDIPITY* [come ogni anno, in questo periodo...]Cammino sotto un temporale... di luci di Natale. Mi piace camminare per la città quando arriva Natale. Quando tutto è illuminato e l'aria è fredda. Infilo le mani in tasca e vago senza meta precisa. Mi piace sentire nell'aria le canzoni natalizie e nelle narici il profumo di cioccolata calda, cannella e neve. Mi piace esser felice; si, felice per luci, addobbi e ritornelli, perfino se sciocchi.
Anche se poi, a ben guardare, la mia vita è quella di sempre. Con piccole felicità e piccole tristezze. E qualche preoccupazione in più, che vorrei non ci fosse, quest'anno sotto l'albero.
Ma non importa, faccio il gioco di Pollyanna: cerco un motivo per cui stare bene.
E si, dicembre mi aiuta. Natale mi aiuta. Perchè in fondo in fondo credo ancora ai piccoli miracoli. Alle magie impreviste.
Spesso, le cose più belle mi sono giunte senza preavviso e soprattutto senza che rientrassero in alcun modo nei miei progetti.
Le cose più belle mi sono accadute perfino controvoglia: sotto il sole cocente del primo pomeriggio di luglio o mentre salivo le scale per andare al lavoro.
La vita porta con sè molto di bello... se gliene diamo modo. O nel caso, anche se lo chiediamo direttamente...
“Chiama... anche se è tardi tu chiama... so che ne hai voglia dai chiama... chiama e io corro da te...” [Harry ti presento Sally]
Io a questo Natale vorrei chiedere abbracci, anche metaforici (anche se è tardi, non è mai troppo tardi). Abbracci caldi che portino con sè il profumo di tutte le persone che amo.
Questo è il mio Natale: l’odore delle persone che amo.
Vorrei che nevicasse qualche fiocco di serendipità, ad accarezzare le persone che ho in testa [e soprattuto nel cuore...] *Serendipità è l’attitudine a fare scoperte fortunate e impreviste,
lo scoprire qualcosa di inatteso e importante
che non ha nulla a che vedere con quanto ci si proponeva di trovare
o con i presupposti teorici sui quali ci si basava.
December 05 I FUNGHI NON SOFFRONO, FANNO SOLO LA MUFFA[Da una conversazione serale…] “Perché lei è piccola e fragile e ha sofferto tanto, quindi bisogna comprenderla, giustificarla, proteggerla” “Piccola e fragile… insomma, un fungo. Allora ti dico che i funghi mica soffrono, fanno semplicemente la muffa, se non vengono colti” “Eh, ma io sono grande e forte e indipendente e quindi alla fine sono quella che non ha bisogno di aiuto” “Com’è che gli uomini credono sempre che essere forti equivalga a dire che non sentiamo dolore?” … SENZA RISPOSTA e SENZA PAROLE
Io odio le persone-fungo. Quelle con due detestabili caratteristiche: sputano veleno oppure fanno la muffa. Odio quelle persone che per ritagliarsi un proprio spazio e per guadagnar attenzione devono per forza avvelenare chi vive loro accanto; perchè l’unico modo che conoscono per emergere è quello di denigrare gli altri, di screditarli, anche a costo di deformare la realtà fino alla menzogna. E me ne frego di chi li giustifica, affermando che è un problema di insicurezza e mancanza di stima in se stessi; ho un informazione preziosa per i suddetti funghi: esistono gli psicologi ed i terapeuti, se avete problemi con voi stessi, CURATEVI e smettetela di rompermi le palle con la vecchia ritrita solfa che io non posso capire perché sono forte. Dal basso del vostro sottobosco fangoso, ve lo chiedete mai come si fa ad esser forti? Pensate sia una qualità piovuta dal cielo? Beh, altra informazione della giornata: non piove dal cielo come manna. La voglia di prendersi cura di sé, di affrontare i problemi, è una cosa che si impara e di solito si impara proprio di fronte ai problemi ed al dolore. Si impara e si affina con il tempo, ma non è che ad un certo punto diventi scontato o automatico; rimane difficile e ogni volta c’è da rimboccasi le maniche. Non è che io non soffra, semplicemente ho imparato che la sofferenza non mi uccide. E che una volta affrontato il momento nero, di solito ne arriva uno migliore. Per questo stringo i denti. Oppure piango, senza però credere che tutto mondo complotti contro di me. Per la cronaca: il mondo se ne frega di voi. I funghi invece si sentono ingiustamente vessati e sempre sfortunati; non hanno mai responsabilità di ciò che accade loro (poverini, come potevano prevedere?), perciò non fanno nulla per cambiare lo stato delle cose. Anzi, una cosa la fanno e molto bene: fingono. Fingono di non vedere, non sentire, non capire. Per non doversi mettere in discussione (che parolone difficile). Sono testimone di conversazioni assurde, al limite del surreale: “Io non ti amo più” “Facciamo un figlio?” [Ma dico, sei scema? Hai sentito quello che ti ha detto?] Per sentire l’ha sentito, ma se ne frega. Nel mondo dei funghi l’altro non esiste davvero, se non per soddisfare il proprio ego. Così ti usano finchè servi e poi ti buttano. E nemmeno se lo domandano come mai si ritrovano senza lo straccio di un amico nel momento del bisogno. E’ sfortuna. Viceversa, il fatto che tu abbia accanto delle persone speciali che ti dimostrano amore è sfacciata immeritata buona sorte. Ecco, appunto. Si commiserano (tanto qualche allocco manipolabile che si prende cura di loro lo trovano sempre) e piangono fiumi di lacrime. Ma quello non è dolore, è banale acqua -neppure salata - , banale acqua torbida di pozzanghera e fa solo muffa. “Sono un fungo” “Peggio: sei il pus che infetta la mucillagine, che deturpa il fungo, che si nutre della feccia di fogna!” [Il matrimonio del mio migliore amico]
A ben guardare, se le cose stanno così, non mi incazzerò neppure più quando mi dicono che sono forte. Quando giustificano il fatto che svalutano i miei momenti di dolore, perché tanto sono grande e ho le spalle larghe. E tra parentesi, mi fanno molta meno paura quelli grandi e grossi che i piccoletti meschini dalla lingua velenosa (Davide e Golia insegnano). Ma se essere forti vuol dire non fingere, non commiserarsi inutilmente, non manipolare gli altri pur di ottenere il proprio tornaconto, non rigettare qualunque responsabilità nelle scelte di vita, non fare la muffa, allora, si sono forte. E ringrazio Dio. “Questa sono io [Paola Turci]
PS: Se vi sembro giudicante e cattiva, forse avete ragione, o forse sono solo stanca … Ma in fondo, ognuno è responsabile di sé; imparerò a girare alla larga dai funghi e soprattutto da chi li difende.
December 03 NON è MAI UN ERRORE [RAF]Spesso mi capita che le canzoni parlino per me. E ci sono giorni in cui è meglio lasciarle parlare… senza opporre resistenza. Oggi è un giorno come gli altri, di 24 ore; eppure è un giorno largo, nel senso che ci stanno dentro molte cose. Un pomeriggio libero. Un cielo stranamente bianco. Un nuovo taglio di capelli. Una fitta di nostalgia. Un cornetto tiepido alla marmellata. Un pensiero burrascoso. Un caffè che vorrei condividere [posso bere dalle tue labbra?]. Oggi è un giorno, così. In compagnia di una canzone.
Ti guardo per l’ultima volta mentre vado via December 01 "CREDEVO CHE NON TI SAREBBE MANCATO, QUELLO CHE NON RICORDAVI"“Lo sguardo perduto nel patio, un giorno di pioggia come tanti altri, la zia Fernanda scoprì finalmente la causa esatta del suo smarrimento: la cadenza. Era proprio quello perché tutto il resto era al suo posto. Era la maledetta cadenza a farla uscire di senno. La cadenza, quell’indecifrabile dettaglio, che fa sì che qualcuno cammini in un certo modo, parli con un certo tono, guardi con una certa calma, accarezzi con una certa esattezza. Se avesse avuto un grammo di cervello per intuire l’imbroglio, non ci sarebbe caduta. Ma chissà dove aveva lasciato la testa quella volta. […] A lei la cadenza era caduta dal cielo. O dall’Inferno, si diceva, furiosa per quella confusione. Passava tutta la messa delle nove a discutere con Dio di quel disastro. […] Non chiedeva mai perdono” [A. Mastretta – Donne dagli occhi grandi]
Oggi ho solo voglia di arrendermi, alla mia personale cadenza. [Non spiegarmi, no… stringimi lo stomaco] Che tanto non si può tradire se stessi. [Strappami la maschera; strappami la vita] Oggi ho voglia di abbandonarmi, alla corrente. Che tanto la corrente è come una musica interiore, muove i miei passi al loro ritmo naturale. [Canta con me… “Ah che sarà che sarà E il rumore della pioggia, fuori, non riesce a sopraffare la mia musica; il vociare delle persone, intorno, non riesce a zittire il ritmo. Oggi no. Oggi mi godo la cadenza. Senza chiedere scusa a nessuno. [Dammi la mano e chiudi gli occhi: sai che c’è in questo giorno? Che non so rinunciare a nessun sogno. Non so tradirmi] Oggi ascolto ciò che si agita dentro - i tuoi occhi -, senza cura per il mondo esterno. Oggi sto con me, al fondo di me, dove posso tenerti stretto. [Mi senti?]
Lo so. E’ solo una sala d’attesa di un luogo sconosciuto.
Il tempo si misura nei tabelloni delle partenze.
Nei passi frettolosi dei viaggiatori.
Ma tu non ascoltare.
Chiudi gli occhi.
Oggi è tutto nostro. November 28 NON PAZZO, PAZZO DI TEDici che l’Amore non si misura con un calendario alla mano. E io penso che sia vero. Mi ricordo di aver detto una volta ad un uomo che era un ragioniere dell’Amore, i suo conti tornavano sempre ma si trattava di miseri spiccioli. “I tuoi conti son tornati. (Ma che sguardi di nebbia hanno i ragionieri del cuore). Mercanteggiano. Per un soldino in più. Te lo regalo io, quel soldino” [29-11-06] Io non voglio essere così, non voglio mercanteggiare il tuo Amore. Né il mio. E’ solo che tu mi hai insegnato un modo diverso di legarmi; un modo più semplice e concreto. Un modo meno fumoso, non ammantato di lustrini, un modo limpido. Ed ora che io ti credo, che credo al tuo modo di amare, tu tergiversi. Dicendo che non ha alcun peso, l’ambiguità. Invece ne ha. L’ambiguità, ormai così radicata nei nostri gesti e nelle nostre abitudini, toglie luce al nostro Amore. E io ho paura… che si trasformi in un altro legame finto. …E quei lustrini che con tanta fatica mi sono tolta di dosso uno alla volta, ammiccano sempre da dietro l’anta di un armadio.
“Senti mi hai fatto un'offerta davvero carina, e fino a qualche mese fa, nessun problema... Ma ora vedi, è tutto diverso... e mi hai cambiato tu e ora tu non puoi cambiarmi ancora. Voglio di più” “Me ne intendo del volere di più, è il mio principio ispiratore. Il problema è quanto di più” “Voglio la favola” [Pretty Woman]
Mi sono spogliata di maschere e lustrini un bel po’ di tempo fa…
Per arrivare all’essenziale. Di me.
Nuda. November 27 UNA VOLTA…“…E la memoria impertinente mi riporta là [Questo inferno rosa –Luci o Battisti]
Oggi mi tengo stretta questa canzone, che mi ricorda così tante cose. Che mi ricorda l’inverno e le mani gelate. Ed i pomeriggi tardi trascorsi sotto casa senza voler salire, senza riuscire a parlare. Mi ricorda la tua voce ed i tuoi guanti neri, a cui rinunciavi per me. I bastoncini di liquirizia amara e le rincorse lungo il viale. Il “cimice sellato” e la neve. Questa canzone è fucsia; anche se tu te la ridevi che le canzoni non potessero essere fucsia, soprattutto una canzone per te. Sbagliavi; questa canzone ha un suo preciso colore ed un suo profumo [il profumo dell’aria d’inverno]. Questa canzone ha perfino calore, come il tuo abbraccio. Ti penso… [anche se gli anni passano e si portano via la mia impertinenza] …Tu che faresti oggi? November 25 E' SOLO UN POMERIGGIO COSì...A volte vorrei essere trasparente, almeno per un paio d’ore. Ma non potendo diventare trasparente, anche diversa andrebbe benissimo. E’ solo un pomeriggio in cui non mi va bene nulla di me. E vorrei essere un’altra persona. Una che non ha paura di nulla. Né delle bugie, né delle malattie, né delle cavallette. E che non deve mai chiedere scusa, il che equivale a dire, una che ha sempre ragione. Vorrei essere bella, oggi. Si, almeno per un giorno vorrei essere bella; di quella bellezza perfetta e precisa che parla da sola. Per piacerti di più. Vorrei avere le parole giuste per le persone che amo, perché non si sentano sole o sciocche o abbandonate o infelici. Vorrei averle lì, pronte, non appena mi cercano con lo sguardo e non lasciar scorrere neppure una manciata di minuti di silenzio. Che a volte nel silenzio si può affogare. Vorrei essere libera di commettere un mare di errori, senza temere le conseguenze; o magari prendermi le conseguenze dei miei errori, consapevole che in fondo non erano tali. E poi camminare con le spalle dritte di chi sfida il mondo, senza terrore, senza incertezze. Sentirmi a mio agio dentro una stanza piena di gente e non arrossire quando qualcuno mi mette a disagio. Riprendere a voce alta tutti quei cretini che buttano le carte per strada e tutti gli arroganti che non rispettano la fila. Vorrei saper cucinare cose deliziose, senza sforzo e semplicemente mettendo insieme le poche cose prese dal frigo. Vorrei esser capace di raccontare ai miei nipoti fiabe che tolgono il fiato, lasciandogli con gli occhi accessi e sognanti. E anche per un’ora sola, vorrei avere una voce vibrante per cantar[ti] tutte quelle canzoni che mi porto dentro. Oggi è solo un pomeriggio così, in cui forse avrei solo bisogno di esser guardata come se racchiudessi tutte queste cose in me. Guardata con amore.
“…E le mie scarpe han camminato tanto [Jovanotti - Dove ho visto te]
November 24 “MI SONO INNAMORATO DI MIA MOGLIE”Recitava così, il ritornello di una vecchissima canzone di Sanremo. E, a me bambina, lasciava molto perplessa... fra me e me la canticchiavo e suonava strana… qualcosa mi sfuggiva: come ci si poteva innamorare della propria moglie? Per definizione, si ama la propria moglie; per questo la si sposa. E una volta accaduto ciò, tutto rimane cristallizzato. Ero ingenua da piccola… O semplicemente, ho avuto un buon esempio davanti agli occhi. Comunque, quello che mi lasciava ancora più perplessa, era il seguito… “…E quando stamattina glielo sono andato a dire, aveva gli occhi esatti di una che non vuol sentire e poi mi ha detto scusami ma io ti ho già tradito, mi sono innamorata e te lo dico….” Ecco. Io me la immagino da anni, questa scena assurda dove lui confessa un sentimento che io davo per scontato: confessa di amarla. Mi immagino una cucina, luogo così quotidiano e scontato, e m’immagino lei che lo sente arrivare, mentre asciuga i piatti, e tentenna. Tentenna e non vuol sentire. Non è già più lì; almeno, non con l’anima. Da bambina questo mi sembrava un mondo capovolto; qualcosa di irreale. Che sovvertiva tutte le regole a me note e perciò non poteva accadere. Oggi ho un’altra età e penso che qualunque cosa possa accadere, senza preavviso e senza il nostro permesso. Ieri sera ho chiuso l’ultima pagina di un libro, dove le cose, per me, si sono sovvertite. Anche qui, erano cose capovolte… E così l’uomo che fa battere il cuore, che toglie il respiro, che annulla dentro il proprio sguardo qualunque riflessione, giudizio, morale,… quello di cui ci si sente parte, senza tregua e senza rimorso, semplicemente è un piccolo uomo. Meschino. “Il cuore mi pulsa all’impazzata. […] Sono immobile, ma dentro mi sento cadere. Precipito nel vuoto. Non vedo né sento più altro. Tutto ciò avvenne in un attimo: le fate sono assai svelte nelle loro faccende” Mentre un marito apparentemente freddo e insulso e a volte spietato, nasconde un amore silenzioso e totale. “Noi due sappiamo – e non potremo mai dimenticare - che tra di noi è scorso un odio violento, un disprezzo implacabile” Lo so, l’Amore non si giudica mai; non si etichetta mai. Ciascuno di noi ha diritto ad amare il suo piccolo uomo, se è questo che desidera. Ma sarebbe davvero ciò che desideriamo se conoscessimo la storia in prospettiva? Se guardassimo con più attenzione attorno a noi, cogliendo dettagli che davamo per scontato. O ancor di più dando un nome differente ad emozioni e gesti banalmente definiti, senza possibilità di reinterpretazione. Per 60 anni lei ha vissuto senza rendersi conto della sua storia. Tutto le è accaduto attorno, senza esser visto. E sentito. A volte basta un nonnulla, a sollevare un fumo denso che brucia gli occhi e annebbia la vista… Una parola mancata, un moto d’orgoglio testardo, una paura che ammutolisce, un nonnulla… a perdere sessant’anni di vita. Tutta una vita.
“Spengo la luce. E’ buio, fuori.
Mi basterebbe fare pochi passi per allungare la mano e toccare la fronte che scotta dell’uomo che mi ha amata più di chiunque altro.
Se l’avessi immaginato, mi chiedo, mi sarei comportata in maniera diversa? Ho creduto di essere una donna lucida e intelligente, capace di giudicare correttamente chi avevo attorno.
Avrei potuto saperlo molto tempo fa. Avrei potuto scoprirlo nel 1928, a Torino, e poi a Parigi, qualche giorno più tardi, se l’ansia e la paura in cui mi aveva gettata quel matrimonio scelto da mio padre
non mi avessero resa sorda e cieca.
Poi ci fu Trott e non vidi più altro.
[…]
Si, le fate a volte sono assai svelte nelle loro faccende, e gli incantesimi si realizzano in una manciata di secondi; ma per scioglierli, poi, capita che non bastino cent’anni.”
[Benedetta Cibrario - Rossovermiglio]
[Da giorni mi chiedo, qual è il nonnulla che sto calpestando.
Alzando così un fumoso polverone
Qual è il dettaglio che non colgo?
L’emozione che chiamo con un nome improprio?]
November 20 STAMATTINA MI SONO SVEGLIATA PENSANDOTI…Alla sei e mezza tutto era ancora avvolto di nebbia e fuori dalla mia finestra il lampione ancora acceso. Dicono che questo weekend cadrà la neve e questo mi mette di buonumore. E’ come una sorpresa, già l’attesa. Una piacevole, calda sensazione. C’è aria di neve, la sento nel profumo intorno, nel colore del cielo. Stamattina in bus, ascoltavo questa canzone [e un po' sorridevo da sola]...
Vorrei poterti dare quello che mi manca, vorrei poterti dire quello che non so, vorrei che questa pagina tornasse bianca per scriverci: Ti amo... punto. Vorrei che questa pagina tornasse bianca per scriverci: Ti amo...punto.
Benedetta la luce così ti posso guardare, coprirla con la camicia quando facciamo l'amore. E benedetta autostrada specialmente di notte che quando guido solo ascolto musica e ti penso ti penso e prima o poi arrivo. E se stai ancora dormendo mi piace anche di più che ti sveglio ti bacio e poi ti riaddormenti ma non subito però, solo dopo un po’. Vorrei poterti dare quello che mi manca, vorrei poterti dire quello che non so, vorrei che questa pagina tornasse bianca per scriverci: Ti amo...punto. Vorrei che questa pagina tornasse bianca per scriverci: Ti amo...punto.
Benedetto ritardo che ci ha fatto incontrare il giorno in cui avrei dovuto essere puntuale; loro aspettano ancora ma io ho cambiato programma da quando nella vita ci sei tu. E ti scappo e ti inseguo e poi ci raggiungiamo, è un tango inesorabile la nostra melodia. Vorrei poterti dare quello che mi manca, vorrei poterti dire quello che non so, vorrei che questa pagina tornasse bianca per scriverci:
Ti amo...punto.
Vorrei che questa pagina tornasse bianca per scriverci: Ti amo...punto.
Benedetta la rosa specialmente le spine che fanno in modo di tenerla in mano con attenzione perchè le cose più belle stanno in equilibrio così come la storia di noi due che profuma e che punge e non ci da mai tregua, a meno che non lo scegliamo noi. E ti scappo e ti inseguo e poi ci raggiungiamo, è un tango inesorabile la nostra melodia. Vorrei poterti dare quello che mi manca, vorrei poterti dire quello che non so, vorrei che questa pagina tornasse bianca per scriverci: Ti amo...punto. Vorrei che questa pagina tornasse bianca per scriverci: Ti amo...punto.
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